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    Home»Sviluppo sostenibile»La tassonomia energetica spacca l’Europa
    Sviluppo sostenibile

    La tassonomia energetica spacca l’Europa

    Nunzio IngiustoDi Nunzio IngiustoLuglio 20, 20220 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Il futuro dell’energia in Europa  è  sempre più  una corsa ad ostacoli. Le scelte generali, fatte con una decina di documenti votati pressoché a maggioranza, per un futuro Continente green, sono uno dei pilastri delle nuova Europa. Cio’ nonostante la certezza che tutto andasse avanti secondo tempi e soldi da spendere, non è mai diventata patrimonio dei gruppi politici rappresentanti a Strasburgo. Le decisioni per far crescere gli investimenti nelle energie rinnovabili hanno sempre avuto un sottofondo di polemiche con visioni divergenti. I nodi sono venuti al pettine con la guerra in Ucraina, ma soprattutto quando ci si è resi conto che il passaggio al nuovo mondo green – la transizione ecologica- ha bisogno di fasi intermedie complesse. Fasi sulle quali sarebbe stato più opportuno convergere che separarsi.

    È venuta fuori la tassonomia, ovvero il sistema che classifica come convenienti gli investimenti in alcuni comparti energetici. ll regolamento specifico fa parte del piano d’azione della Commissione europea , stimola investimenti verdi e combatte l’ambientalismo di facciata : il greenwashing.  E’ evidente che se si vogliono Paesi meno inquinanti e mortiferi bisogna puntare sulle fonti rinnovabili. Detto per inciso, stanno crescendo un po’ dappertutto grazie a movimenti finanziari importanti. Ma l’approdo al nuovo mondo sostenibile non è cosi’ lesto. Magari! E se  cosi’ fosse avremmo tutti tollerato e capito le polemiche di cui si diceva sopra. Tra distinguo e mozioni varie il 5 luglio il Parlamento europeo ha stabilito che la tassonomia va bene anche per gas ed energia nucleare. Gli investimenti in questi due settori vanno considerati come sostenibili, rispettosi del clima, sebbene a tempo. Non serve giocare sulle parole, come spesso la politica ha necessità di fare. Il Parlamento ha detto che le due energie sono da ritenersi sostenibili per la fase di transizione. Per non rilanciare le centrali a carbone che inquinano più di ogni altra cosa per produrre elettricità. E’ stata, dunque, respinta una proposta contraria all’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia. E la Commissione dovrà ora dettagliare l’iter , accertare quali e quanti impianti a gas o ad energia nucleare potranno ricevere finanziamenti da parte degli investitori.

    Come previsto le organizzazioni ambientaliste hanno annunciato ricorsi ed altre forme di opposizione. L’Austria ha preparato un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Ue . Greenpeace, dice che è “ oltraggioso etichettare il gas fossile e il nucleare come verdi e far fluire così più denaro nelle casse che finanziano la guerra di Putin in Ucraina” . E sotto accusa finiscono per la centesima volta le lobby delle fossili. Dito puntato anche contro la Francia che sin dall’inizio ha difeso gas e nucleare. Ora, la  decisione adottata ad inizio luglio frena davvero la transizione ecologica ? O non siamo, piuttosto, dinanzi alla  urgente necessità di fronteggiare in ogni modo e con tutti i vettori energetici le fibrillazioni mondiali ? L’Europa non è riuscita a trovare un’intesa sul prezzo unico del gas, guarda caso proprio nei giorni in cui la Russia riduceva le forniture. Ha un significato tutto questo ? A ragione degli ambientalisti c’è il fatto che  il nucleare non ha ancora risolto il problema delle scorie. Ma bisogna distinguere tra vecchie e nuove -future centrali. L’elettricità prodotta dalle centrali nucleari è già oggi il 28% del totale mondiale e nel mondo ne funzionano 441. Un’altra cinquantina sono in costruzione. Le centrali di terza generazione che funzionano a fusione e  producono l’energia con reazioni a catena ,  hanno garanzie di sicurezza superiori al passato. Quelle a fissione ,con la disintegrazione dei nuclei pesanti e in via di sperimentazione,  sono molto più sicure ma saranno pronte almeno tra venti anni. Puo’ l’Europa far fronte a imprevisti ed emergenze di ogni tipo restando ancorata  al Green New Deal con le date ormai traballanti al 2035 e al 2050? Vorremmo fossero inamovibili, ma cosi’ non è  come dimostra il giro del mondo dell’Italia  alla ricerca di gas liquefatto  o aumento delle importazioni via tubo. Sulle energie rinnovabili bisogna correre dicono gli esperti di mezza Europa, ma la guerra ed una discreta lista  di oppositori alla tassonomia possono farci restare fermi ai nastri di partenza.

    Autore

    • Nunzio Ingiusto
      Nunzio Ingiusto

      Nato a Pomigliano d’Arco (Na) è giornalista, iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 1986. Laureato in Scienze Politiche, attualmente è Direttore responsabile del quotidiano www.ItaliaNotizie24.it. Ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, www.Firstonline.it. Si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ".

    energia gas nucleare Parlamento Europeo
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