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    Home»Mondo»L’Afghanistan? C’è ben altro!
    Mondo

    L’Afghanistan? C’è ben altro!

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaFebbraio 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    La condizione terribile delle donne – e della popolazione – dell’Afghanistan, è stata giustamente messa da parte da giornali e tv. Per fortuna almeno la guerra in Ucraina continua a meritare qualche minuto nei telegiornali. Poi Sanremo, evento centrale per la popolazione italiana, ha occupato gran parte dello spazio. E le brutalità dei talebani sono state offuscate da quelle dei guardiani della rivoluzione iraniana. Negli ultimi giorni poi il devastante terremoto in Turchia e Siria ha cancellato quaranta mila vite umane, ma anche molte altre realtà del mondo sui media.

    Gli esperti dell’Afghanistan al momento della fuga degli americani e del mondo occidentale, sono diventati esperti dell’Ucraina e poi dell’Iran. Comunque i nostri bravissimi inviati di guerra (molto spesso donne) in tutte queste catastrofi ci mostrano gli stessi casi di quello che provocano sugli esseri umani la guerra, la violenza, la fame e le forze della natura. Tutti gli intervistati dicono le stesse cose, che hanno perso amici e parenti, che non hanno più una casa, che non sanno di cosa vivere, che il loro mondo non esiste più.

    E queste interviste, tutte uguali, pur così drammatiche, vaccinano l’opinione pubblica. Tremendo, ma che ci posso fare?

    Io non sono un esperto dell’Afghanistan, ma conosco bene il mondo islamico e i suoi estremisti, le sue componenti integraliste. Vorrei evitare le correnti banalità: nessuno ha mai vinto gli afghani (inglesi, russi, americani). I talebani sono gruppi ignoranti e selvaggi, i governi sostenuti dall’Occidente erano i più corrotti, l’economia afghana vive di papavero da oppio, ecc. L’integralismo islamico non è un moloch granitico ma una galassia con diverse gradazioni, come ogni altra ideologia o narrazione umana. In una cosa però gli integralisti di quasi tutte le fedi sono d’accordo: discriminare e schiavizzare le donne. Con diversi livelli di intensità lo fanno gli ebrei integralisti, i sauditi, i gruppi protestanti più retrogradi (alcuni addirittura promotori della poligamia), ma anche i nostri difensori della famiglia tradizionale, come Pillon, che vorrebbero di nuovo una donna a casa a pulire, cucinare e occuparsi dei bambini.

    Abraham “Boolie” Yehoshua – Foto da wikipedia.org CC BY-SA 2.5

    Proviamo però ad uscire dalle raffinate analisi teologiche sull’interpretazione della Bibbia o del Corano. Yehoshua il grandissimo scrittore israeliano, nel suo stupendo libro “Viaggio alla fine del millennio” ci dice che già nel medioevo, gli ebrei si dividevano sulla poligamia. Tutti sappiamo che il Corano non prescrive il foulard sulla testa delle donne, e sappiamo anche che i 12 apostoli di Gesù erano tutti sposati. In Iran si impone alle donne di coprire i capelli ma non si impedisce loro di andare a scuola e all’Università. Un grandissimo americano, Greg Mortenson, ha creato il Central Asia Institute per costruire scuole per ragazze nei luoghi più dimenticati delle alte montagne del Pakistan, e ci racconta che alcuni capi dei villaggi di queste comunità lontane e sconosciute, gli avevano chiesto scuole per le loro bambine e hanno aspettato anche un anno perché lui avesse i mezzi per andare a costruirle. Apprezzo le complesse analisi degli studiosi, ma io ho visto con i miei occhi le moltissime diverse facce dell’Islam e mi sono apparse cose molto più semplici che nessuno dice.

    I talebani sono uomini privi di ogni istruzione, abituati a vivere di pochissimo in una natura avara e selvaggia accanto a polli e capre. Questi uomini che non hanno nulla nella testa e nella vita, possono esercitare il loro potere, soltanto sulle donne dalle quali possono ottenere il sesso e i figli: pensate davvero che sarebbero contenti di perdere l’unico potere che hanno, l’unica schiava che gli rimane? Gli americani sono stati in Afghanistan venti anni e non hanno cambiato nulla della struttura di quella società. L’ultima strega torturata e uccisa in Europa è stata Anna Goldi, in Svizzera, nel 1782, solo sette anni prima della Rivoluzione Francese. I civilissimi europei ci hanno messo più di mille anni per liberarsi dell’orrenda caccia alle streghe, che, naturalmente, erano quasi sempre donne. Invece gli afghani avrebbero dovuto abbracciare diritti umani e democrazia in vent’anni!

    Foto libera da Pixabay

    L’evoluzione degli esseri umani procede molto lentamente, e naturalmente in modo diverso non solo a seconda delle culture, ma anche degli spazi geografici dove vivono, e del benessere economico che riescono a conquistare. E poi sotto tutte queste narrazioni c’è sempre l’istinto primordiale di appropriarsi della ricchezza e del potere, soprattutto quando le comunità sono separate in gruppi etnici atavici, come appunto in Afghanistan. Un altro luogo comune di molti studiosi di oggi è che i diritti e la democrazia non si possono esportare. Ma se chiedessimo ad un cittadino russo o cinese se preferirebbe che ci fosse un giudice a decidere sull’arresto di un figlio, alle prime luci dell’alba, invece che essere abbandonati al potere assoluto di un politico o un poliziotto, cosa ci risponderebbe? Cosa risponderebbero queste persone se si chiedesse loro se vorrebbero poter dire e scrivere quello che pensano, andare a lavorare dove vogliono, e potere ottenere un salario che garantisse loro vita e dignità? I diritti e la democrazia non si esportano con soldati e consulenti, ma solo quando si riesce a spiegare alle persone che permettono a tutti di vivere meglio. Questa considerazione però è troppo semplice per geostrateghi e professori e i politici occidentali sono eletti per 4/5 anni e vorrebbero risultati in questi brevissimi periodi, che nella storia appaiono come battiti di ali di una farfalla.

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Abraham Yehoshua Afghanistan donne iraniane guerra in Ucraina talebani
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    Alessandro Erasmo Costa

    Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

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