Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    I giornalisti che scioperano e la politica assopita

    Aprile 20, 2026

    L’Euro Digitale nel tuo portafoglio: La tabella di marcia ufficiale 2026-2029

    Aprile 20, 2026

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    21 Aprile 2026 - martedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Mondo»Imbarazzante fedeltà turbo-atlantica: Italia passiva nel gioco dei dazi
    Mondo

    Imbarazzante fedeltà turbo-atlantica: Italia passiva nel gioco dei dazi

    Daniele PotoDi Daniele PotoLuglio 19, 202510 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email
    Il Presidente Donald Trump
    Il Presidente Donald Trump

    Alla voce “dazi” sembra di trovarsi controvoglia a un tavolo di poker dove un giocatore scorretto, in virtù dei propri capitali, contraddice l’entità della posta e falsa il gioco. Del resto non si può pretendere un comportamento da gentleman da un palazzinaro diventato inopinatamente presidente degli Stati Uniti che interpreta la parte di uno stralunato quanto furbo dottor Stranamore, intenzionato a violentare quel po’ di Europa che rimane. E i Paesi dell’Unione Europea che fanno? Si inchinano, si genuflettono. Chiedono metaforicamente pietà, affermando esplicitamente che tutto dipende da Trump. Un mancanza di iniziativa di reattività che mostra come la vecchia Europa sia precipitata in un buco nero di sconsiderato management. Aggressività verso la Russia per difendere un Paese mai Nato, remissività verso gli Stati Uniti che oltre alla partita dei dazi esigono il versamento pro armi del 5% del Pil nelle casse dell’antistorico sodalizio che ha come segretario l’ossequiente Rutte.

    Una nazione che chiede con gli interessi la restituzione di un conto fittizio. Un conto aperto dalla seconda guerra mondiale e mai malauguratamente chiuso. E l’Europa in recessione dove investe? Sull’industria bellica un capitolo che fa ancora più comodo agli Stati Uniti fornitori. Non sono forse le armi che muovono l’economia e persino il Pil?. Distruggere per ricostruire. Come in Ucraina, sentore di un grande affare. Ma l’Europa è convinta davvero o è in malafede sulla tesi di una Russia imperialista che non si accontenterebbe solo di sbranare l’Ucraina? La realtà è un’altra. La Russia attraversa una crisi demografica senza pari la cui gravità è certificata dalla mancanza di dati ufficiali come se Putin volesse nascondere la gravità della situazione. La popolazione russa è scesa dai 146 milioni del periodo pre-bellico ai 139 attuali: vittime di guerra ma anche fuoriusciti. E con questa tara- Ucraina a parte- ci si rinserra tra i pochi confini senza aspirare a chissà quale altra superficie. Nel risiko mondiale il gioco dei dazi è in mano a Trump. Oggi 30% per l’Europa, domani chissà. Il 35 al Canada, il 50 al Giappone, il 100% alla Russia a cui vorrebbe restituire un posto nel G 7 mondiale. Nel carro di questa irreale quanto ingiustificata sudditanza atlantica l’Italia si distingue per l’atteggiamento più contrito e passivo. Gli ultimi dati sono poco confortanti. Negli ultimi dieci anni il Pil nazionale ha avuto la velocità di una lumaca centrando il modestissimo progresso di un + 0,2% annuo. Ogni volta la stime preventive sono state contraddette dal consuntivo. Tra i 27 Paesi dell’Unione Europea peggio di noi fa solo la Grecia che registra il segno – prima di uno sconfortante 0,3. Su fronte degli stipendi in Italia c’è ancora un segno – nell’ultimo quinquennio. Eppure, contraddizione delle contraddizioni, gli italiani sperperano 157 miliardi nel gioco d’azzardo (dato 2024) e portano a casa come capitale complessivo 3.000 miliardi, quasi pareggiando il debito pubblico. E chi vorrà più entrare nell’Unione Europea delle armi vedendo sconvolta la propria moneta originale e il proprio bilancio da questo vassallaggio americano? Si fa fatica a immaginare lo scenario futuro in nazioni come la Grecia e la Romania che viaggiano in terza classe e rischiano di rimanere a terra se il futuro è dettato da personaggi come la Von der Leyen, Rutte, Starmer.

    Ma tra i patri confini la quintessenza di una balorda apatia è il Ministro degli Esteri Tajani. Uno che predica lo ius scholae come unica idea partorita in decenni di dedizione alla filosofia berlusconiana. Trovando opposizione nella coalizione e persino nel proprio partito. Uno che continua a parlare di due popoli due Stati quando la Palestina quasi non esiste più. Uno che dopo la botta daziaria del 30% non è in grado di articolare un concetto che, anche vagamente, possa ricordare una sommessa protesta. Uno che sarà spazzato via e presto dimenticarto quando Berlusconi jr scenderà in campo. Però intanto qualche scricchiolio nell’unanimismo meloniano si comincia a intuire. Ma c’è un riflesso pavloviano difficile da rimuovere. Prima di qualunque intervento ufficiale sul tema dei dazi la premier ascolta la voce Trump volendo assumere un ruolo da pontiere tra Europa e Stati Uniti che gli altri leader (Macron in primis) non le riconoscono. Posizione scomoda, imbarazzante e auto-referenziale.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

    dazi Donald Trump Giorgia Meloni stati uniti
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Grandi potenze, interesse nazionale e diplomazia

    Aprile 20, 2026

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026

    Noi siamo per la pace e stiamo con il Papa

    Aprile 20, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026165

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022121

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 202663

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 202658
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Società
    Tempo lettura 3 min.

    I giornalisti che scioperano e la politica assopita

    Di Nunzio IngiustoAprile 20, 202631

    Tre scioperi in pochi giorni. I giornalisti italiani hanno scioperato per tre giorni in meno…

    L’Euro Digitale nel tuo portafoglio: La tabella di marcia ufficiale 2026-2029

    Aprile 20, 2026

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    I giornalisti che scioperano e la politica assopita

    Aprile 20, 2026

    L’Euro Digitale nel tuo portafoglio: La tabella di marcia ufficiale 2026-2029

    Aprile 20, 2026

    La Pasqua, vicina e lontana

    Aprile 20, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?