
Anche gli articoli dei giornali e i talk show più ‘seri’, si sono dedicati per molti giorni al matrimonio di Jeff Bezos a Venezia. Era inevitabile che ci fossero i pro e i contro e, cioè, coloro che pensano che chiunque possa affittare a prezzi di mercato alberghi, ristoranti e altri servizi. Invece i soliti ragazzi di Extinction Rebellion si sono opposti a questo incredibile sfoggio di ricchezza in un mondo di crescenti diseguaglianze. Nulla quaestio quindi se Bezos vuole organizzare un matrimonio a sua dimensione.
Ugo Foscolo, in una delle strofe della sua famosissima lirica Dei Sepolcri, ricorda “Dal dí che nozze e tribunali ed are diero alle umane belve esser pietose di se stesse e d’altrui…”. Cioè il matrimonio è stato creato e considerato per secoli come una delle istituzione di base della comunità umana, addirittura essenziale, come la giustizia e la religione. Tutte le religioni lo hanno santificato e gli stati hanno fondato su di esso i rapporti fra i coniugi, lo status dei figli, la trasmissione di titoli e patrimoni, ecc.
Invece, quello che ha fatto Bezos a Venezia, conferma che il matrimonio non esiste più. Non solo oggi moltissime coppie si limitano a convivere, ma spesso non ci sono santificazioni religiose, non c’è bisogno di essere sposati per fare sesso, i figli hanno regimi particolari e i rapporti matrimoniali tra i coniugi sono regolati da lunghi contratti attraverso gli avvocati. Allora il matrimonio-istituzione, sacro o profano, non esiste più, che piaccia o no c’è soltanto lo spettacolo, quello che Bezos ha messo in scena a Venezia. E questa stupenda città è soltanto la scena di un teatro.
Gli eroici lettori che hanno avuto la pazienza di leggere qualche mio articolo, spero mi perdonino se ricordo ancora, troppe volte, il profetico saggio filosofico di Guy Debord (La société du spectacle – 1967). Questo filosofo, già sessant’anni fa, spiegava che il capitalismo, ma oggi soprattutto l’iper capitalismo di Bezos e degli altri, è unicamente spettacolo, come un matrimonio che appunto è soltanto spettacolo. Questa smaterializzazione del lavoro umano si manifesta ancor più chiaramente nella prevalenza dei servizi sulla produzione di beni reali, ed in particolare sullo strapotere della finanza che ha fatto nascere una economia di ‘vento’ che non produce niente di concreto, come appunto lo spettacolo. Il recente studio di Emmanuel Todd, La Sconfitta dell’Occidente, 2024, mostra, dati alla mano, che nelle società avanzate i giovani disdegnino professioni tecniche, come l’ingegneria, perché quelle legali e finanziarie offrono maggiori remunerazioni. Vuote chiacchiere in luogo di automobili, utensili e altri prodotti.
Non sto negando che ogni società umana ha celebrato feste per i matrimoni, secondo la posizione e l’importanza economica delle famiglie: però la festa suggellava un fondamentale passaggio istituzionale dalla coppia alla famiglia, riconosciuto dall’intera comunità.
Questa sostanziale corrosione di valori, rituali ed istituzioni ad essi collegata, viene sicuramente, come dice lo studio di Todd, dalla scristianizzazione dell’Europa e dal protestantesimo-zero degli Stati Uniti, perché i principi e valori delle comunità umane dipendevano in primo luogo dalle fedi religiose o ideologiche che precedevano ogni legge, regolavano i rapporti fra gli individui e venivano trasmessi alle generazioni successive.
La società dello spettacolo è sicuramente la negazione del valore sostanziale delle cose: come se sotto la schiuma di una onda marina non ci fosse più l’acqua del mare. A distanza di quasi sessant’anni la società dello spettacolo ha prodotto certamente il fenomeno di disarticolazione e disgregazione sociale che, sempre il grande studioso Todd, definisce come ‘nichilismo’ e che segna la disfatta dell’Occidente.
Speriamo che non sia così, per il bene dei nostri figli e dei nostri nipoti e che il matrimonio di Jeff Bezos o di altri come lui, susciti di nuovo una risata, come avveniva in passato per le spacconate dei nuovi ricchi.
L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.


