Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    A Vannacci non andrà il nastro d’oro!

    Luglio 23, 2026

    Mondiali: “vecchia Europa” batte “asse del male”. E magari Trump ci libera pure di Infantino

    Luglio 23, 2026

    Sulla caccia, tutti mirano. Quasi nessuno centra il bersaglio

    Luglio 23, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    26 Luglio 2026 - domenica
    Facebook Instagram LinkedIn
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Il cinema raccontato (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Culture»Le Janas tessevano i fili d’oro
    Culture

    Le Janas tessevano i fili d’oro

    Antonio RojchDi Antonio RojchLuglio 19, 202517 VisualizzazioniLettura 5 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email
    Domus de Jana Putifigari/particolare Foto Nicola Castangia

    Le Janas tessevano i fili d’oro, nelle loro case scavate nella roccia, e disegnavano, come antiche sibille, e con virtù magiche, i destini umani. Piccole fate, scrive Grazia Deledda nel romanzo “Canne al vento”, che nelle notti di luna “ballavano all’ombra delle grandi macchie di fillirea”, e insieme ad altri spiriti misteriosi , “animavano le colline e le valli” sotto il castello medievale di Galte. Lo storico greco Eliano, vissuto nel primo secolo dopo Cristo, le chiama “ le sibille sardiniche”.

    Dalle leggende di queste figure, trasfigurate dal mito, alle loro domus, grotticelle funerarie del periodo prenuragico, realizzate tra il V e il III millennio a. C. Opere di un’arte raffinata, di antichi architetti che hanno dipinto un mondo sotterraneo, rendendolo immortale col loro ingegno, dentro le rocce di granito o trachite,

    A distanza di 5 mila anni le domus de Janas sono diventate patrimonio dell’umanità. Lo ha deciso l’Unesco a Parigi che ha accolto la candidatura promossa del Centro studi “Identità e memoria”, e dalla rete dei comuni delle “domus”, con Alghero capofila, il sostegno del ministero della cultura e della Regione.

    Le domus de janas sono il 61esimo sito italiano inserito nella lista dell’Unesco, che ha riconosciuto “l’eccezionale valore universale di queste necropoli della preistoria sarda”. Tremila domus de janas nella Sardegna del Neolitico, la più grande estensione di necropoli, con la loro geniale architettura ipogeica, in tutto il mediterraneo occidentale.

    “Ora è il turno di un altro grande patrimonio storico della Sardegna, quello dei nuraghi, da troppo tempo nella lista dei ‘probabili’ – sostiene l’archeologo Giovanni Ugas, uno dei protagonisti della scavi del santuario dei giganti di Monte Prama a Cabras”.

    Finora è stata inserita, nei monumenti dell’Unesco, soltanto la reggia nuragica di Barumini, scoperta dall’accademico dei lincei Giovanni Lilliu, considerato come uno dei grandi padri dell’archeologia sarda.

    I nuraghi, fortezze di pietra, come presidi di difesa dei villaggi e delle popolazioni di oltre tremila anni fa, sono 8 mila che raccontano pagine di una storia ancora carica di mistero. Anche nell’isola la rivoluzione del Neolitico ha cambiato la vita degli abitanti, storicamente definito “il mondo nuovo”.

    Da nomadi, cacciatori-raccoglitori , le popolazioni del neolitico diventano stanziali, abbandonano le grotte, costruiscono le capanne, nasce una società diversa, più evoluta che porta a una trasformazione radicale. La casa, al centro del villaggio, diventa il fulcro della nuova vita, simbolo del Neolitico, e come l’hanno definita gli antropologi la “domesticazione” di un mondo selvaggio.

    Le popolazioni scoprono l’agricoltura, coltivano il grano e l’orzo, allevano gli animali per ricavare la carne, il latte e le pelli. Gli scavi hanno portato alla luce anche piccole macine per triturare i cereali e trasformarli in farina. Ed è anche l’età del rame, della scoperta dei metalli, che con l’aiuto del fuoco vengono forgiati per l’uso nel mondo contadino, per la vita quotidiana, per l’arte, la religione. E si lavora anche l’ossidiana, la pietra vulcanica nera di Monte Arci.

    Una grande rivoluzione, una svolta epocale nella storia dell’uomo, che in Europa si sviluppa lentamente per tre millenni, dal 6 mila al 3 mila a. C.

    E le grotte, non più dimore, diventano un luogo di culto e di sepoltura, vere necropoli che in Sardegna sono state scavate proprio nella roccia, spesso con decorazioni di ocra rossa, con un’architettura che dai villaggi viene trasferita negli ipogei, “dentro la terra”.

    E’ il mondo dei morti che ricrea quello dei vivi, in quegli spazi che delimitano i confini dell’aldilà.

    “Osservando le sepolture costruite nella roccia calcarea – spiega lo scrittore Tonino Oppes, nella sua opera “Le case delle fate” – ciò che sorprende maggiormente è il lavoro straordinario frutto dell’ingegno e della precisa volontà di una società evoluta. Le tombe, spesso modificate e riutilizzate nelle epoche successive alla loro costruzione, sono inestimabili opere realizzate per durare in eterno. Ma l’eternità, a volte, ha bisogno del mito. Quello delle Janas, appunto. Così la tradizione sarda vuole che le grotticelle funerarie, dipinte con i colori dell’arcobaleno, fossero abitate dalle piccole e meravigliose fate.”

    L’Unesco ha riconosciuto, come patrimonio mondiale dell’umanità, 17 monumenti archeologici delle domus de Janas, da Anghelu Ruiu di Alghero a Puttu Codinu di Villanova Monteleone, a S’Incantu di Putifigari, a Los Furregos di Anela, alla Roccia dell’elefante di Castelsardo, a Istevene di Mamoiada.

    Per creare un percorso culturale- archeologico in questi templi del Neolitico, la Regione sarda ha stanziato 15 milioni di euro. Per la governatrice della Regione, Alessandra Todde, “è un traguardo storico per la Sardegna che rafforza il senso di appartenenza delle comunità , ma è anche un riconoscimento per l’intera Italia”, mentre per l’assessora alla cultura Ilaria Portas “ queste necropoli sono una testimonianza di valore inestimabile della Sardegna preistorica”.

    L’isola apre i suoi scrigni, intrisi di una spiritualità millenaria, con la sua storia e le sue leggende, la sacralità.

    Si squarcia un mondo in cui pullulano le divinità, spiriti, antenati ed eroi, dee madri come nelle tombe ipogeiche più antiche di Cuccuru S’arriu a Cabras, il paese dei giganti di pietra di Monte Prama.

    E in altre domus de Janas, come ad Anela, a Ittiri, nella Nurra, all’esterno delle grotticelle, si stagliano stele alte più di 4 metri, quasi fossero le porte dell’Ade, con i simboli dell’aldilà, che si richiamano all’arte egizia, e con gli ornamenti delle lesene e le centine. E i misteri di una civiltà millenaria, mai svelati.

    Autore

    • Antonio Rojch
      Antonio Rojch

      Antonio Rojch, giornalista, regista, per anni inviato speciale della Rai.
      Di recente ha presentato a Nuoro l’anteprima del film, “Il criminologo”, da lui scritto e diretto, con Maurizio Pulina, Francesco Branchetti e con la partecipazione straordinaria di Barbara De Rossi.
      E’ direttore artistico del Premio letterario nazionale Grazia Deledda, presieduto dal presidente emerito della corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky.

    domus de janas unesco Janas Sardegna
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Aquileia: lo scudo di Roma

    Luglio 19, 2026

    Sua maestà il Cuore

    Giugno 20, 2026

    I selfie, Ofelia e quel pazzo di Amleto la realtà rappresentata/5

    Giugno 20, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026290

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026203

    Esame di Maturità e non più Esame di Stato: cosa cambia

    Settembre 20, 2025192

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026187
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Società
    Lettura 1 min.

    A Vannacci non andrà il nastro d’oro!

    Di Piero SandulliLuglio 23, 20266

    La vena cinematografica del destrorso generale, peraltro non originale, in quanto da tempo il leader…

    Mondiali: “vecchia Europa” batte “asse del male”. E magari Trump ci libera pure di Infantino

    Luglio 23, 2026

    Sulla caccia, tutti mirano. Quasi nessuno centra il bersaglio

    Luglio 23, 2026

    Addio PNRR, questo sconosciuto

    Luglio 19, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito giornale è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram LinkedIn
    ULTIMI ARTICOLI

    A Vannacci non andrà il nastro d’oro!

    Luglio 23, 2026

    Mondiali: “vecchia Europa” batte “asse del male”. E magari Trump ci libera pure di Infantino

    Luglio 23, 2026

    Sulla caccia, tutti mirano. Quasi nessuno centra il bersaglio

    Luglio 23, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • La governance del sito giornale TUTTI Europa ventitrenta
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • L’Associazione
    • Indirizzo Socio Politico Culturale
    • Cambio di passo
    • Guida per le autrici e gli autori
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?