
Il presidio a Vallette
Giovedì 7 Agosto pomeriggio eravamo davanti al carcere delle Vallette, donne e regazze delle associazioni e del coordinamento che si battono per le donne detenute. Eravamo là, come tante altre volte, con le casse potenti che portano le nostre voci e tanta musica fino alle celle delle donne, oltre il muro, oltre la fila di agenti e carabinieri che sta lì a guardarci e a filmarci. Eravamo là, a rinnovare la nostra sorellanza, la nostra solidarietà, il nostro esserci per loro anche contro il caldo e il vuoto di un agosto di nuovo torrido. Arrivando abbiamo visto entrare un ambulanza, la sottile lama della preoccupazione si è incuneata subito sottopelle, ma abbiamo cominciato a sparare in aria la nostra cocciuta comunicazione. Eravamo lì per loro. Dopo un’ora abbiamo visto entrare un furgone grigio, servizi mortuari.
Le casse sparavano la musica che piace alle donne, noi lanciavamo parole contro la solitudine, abbiamo continuato. Eravamo lì per loro. Dopo mezz’ora il furgone grigio è uscito. Abbiamo fortunosamente avuto la notizia in tempo reale: trasportavano il corpo di un detenuto suicida. Si è impiccato, sezione C. Di solito con le parole ci so fare, ma non riesco a descrivere come vorrei i miei, i nostri sentimenti, lo sgomento, la rabbia, il dolore, l’impotenza: noi lì, nel piazzale assolato e triste, il nostro potente sound system a tutto volume, le parole di resistenza, e quella morte in tempo reale. Sotto i nostri occhi, feroce. Abbiamo continuato, abbiamo chiuso dicendo, ancora e come sempre, ‘Tenete duro, sorelle, siamo sempre con voi’. Eravamo lì per loro. Immagino, finita la musica e le parole, le donne cominciare la loro cena, e poi tornare alle finestre, dove il tam tam tra i bracci le avrà informate del nuovo suicidio. Il cinquantatreesimo del 2025.