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    Home»Mondo»Gli Accordi di Abramo da glocalisti a vestfaliani
    Mondo

    Gli Accordi di Abramo da glocalisti a vestfaliani

    Enrico MolinaroDi Enrico MolinaroNovembre 19, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    veduta Gerusalemme
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    Enrico Molinaro

     

    1. Maggio 2025: Rivoluzione Trump nel Golfo

    La visita dal 13 al 16 maggio 2025 del presidente USA Donald Trump nel Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar) si è concentrata su accordi economici e di difesa per ingenti investimenti in intelligenza artificiale, energie rinnovabili e mega-progetti, oltre a rinnovate partnership militari. Trump ha anche cercato di rilanciare i suoi ormai celebri Accordi di Abramo di normalizzazione con Israele, mentre l’inviato statunitense Steve Witkoff che ne preannunciava l’allargamento (col Kazakistan è previsto nel dicembre 2025).

    Questo rinnovato quadro geopolitico, tuttavia, lega l’avvicinamento tra Arabia Saudita e Israele alla fine del conflitto armato a Gaza, ma soprattutto alla creazione di uno Stato palestinese, senza il quale la normalizzazione saudita non potrà procedere.

    Per l’Europa e l’Italia questi cambiamenti presentano sia opportunità che sfide.  L’Italia ha già rafforzato il suo impegno nel Golfo: a metà del 2025, la Sottosegretaria agli Esteri Maria Tripodi ha partecipato alla riunione ministeriale UE-CCG in Bahrein e Kuwait, riaffermando il ruolo di mediazione dell’Italia tra Europa e Golfo, chiedendo una nuova architettura di pace che colleghi la stabilizzazione di Gaza, la soluzione politica di Siria e Libano e la cooperazione per la sicurezza regionale.

    Nel frattempo, l’industria italiana – da ENI a Stellantis – sta ampliando le collaborazioni nel Golfo nei settori delle tecnologie avanzate, dell’intelligenza artificiale e delle energie rinnovabili. Mentre Washington riduce la sua presenza militare a favore della diplomazia economica, l’Italia e l’UE potrebbero guadagnare spazio per guidare il mantenimento della pace, la sicurezza energetica, e la diplomazia multilaterale.

    Allo stesso tempo l’UE sta ricalibrando la sua strategia per il Medio Oriente, anche attraverso l’azione silenziosa dell’Inviato Speciale nel Golfo Luigi di Maio. Stefano Sannino, Direttore Generale per Medio Oriente, Nord Africa, e Golfo della Commissione Europea, ha ribadito l’impegno dell’UE per un partenariato strategico con l’Arabia Saudita incentrato su energia, energie rinnovabili, e tecnologia, evidenziando gli elementi di pace per Gaza proposti da Trump coerenti con la visione dei Due Stati dell’UE.  La sfida per l’Europa è allineare iniziative economiche (Vision 2030, intelligenza artificiale, minerali critici) con priorità diplomatiche e di sicurezza in un ordine regionale in trasformazione.

     

    2. Attori del Golfo e nuovi allineamenti

    I governi del Golfo stanno perseguendo una strategia multi-allineamento. Nel gennaio 2024 l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno formalmente aderito ai BRICS+, insieme a Iran ed Egitto, segnando un passaggio verso un impegno più multipolare. Questi paesi mirano a bilanciare le loro partnership con Cina e Russia attraverso i meccanismi BRICS, mantenendo al contempo forti legami economici e di sicurezza con i governi occidentali.

    Questo duplice impegno ha aggiunto complessità al panorama geopolitico della regione: il Golfo ora si trova a cavallo tra il contesto occidentale e quello del cosiddetto Sud del mondo. Per l’Europa e l’Italia, questa configurazione in evoluzione richiede una politica estera più adattabile e multi-vettoriale e un impegno costante nei settori dell’energia, della tecnologia, e della diplomazia.

     

    3. Due diversi Accordi di Abramo in competizione

    Gli Accordi di Abramo hanno così attualmente acquisito due significati distinti e opposti.

    1. La versione glocalista dell’identità collettiva (2020), promossa da Netanyahu e Trump, che enfatizza la normalizzazione senza uno Stato palestinese, sostituendo la diplomazia con la deterrenza transazionale.
    2. La versione westfaliana dell’identità collettiva (2022-2024), articolata dall’allora Presidente USA Biden, secondo cui la normalizzazione con Israele deve includere la creazione di uno Stato palestinese come precondizione per una pace duratura.

    Questa distinzione interpretativa spiega il progressivo abbandono del primo dei due modelli di identità collettiva, il riallineamento della diplomazia saudita, ed il contesto di una rinnovata gestione e risoluzione dei conflitti regionali. Analizzando questa transizione si può intuire che il futuro degli Accordi di Abramo dipende dalla conciliazione tra la legittimità delle comunità territoriali (identità collettive statali) e quella delle comunità trans-territoriali (identità collettive senza confini spaziali definiti), attraverso il dialogo accademico, diplomatico e interreligioso.

    La domanda cruciale di questo dibattito dunque non è tanto quale nuovo paese aderisce agli Accordi, bensì a quali Accordi di Abramo, cioè se gli Accordi rappresentino un paradigma glocalista trans-territoriale, o un’evoluzione vestfaliana fondata su legittimità territoriale e statualità inclusiva. Questo passaggio dall’esclusione glocalista alla reintegrazione vestfaliana della statualità palestinese è al centro sia delle tensioni regionali sia delle prospettive di pace sostenibile, con le implicazioni concettuali, religiose e geopolitiche di questi paradigmi contrapposti.

     

    4. L’incontro Trump-Bin Salman a Washington

    L’incontro tra Trump ed il principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman alla Casa Bianca per discutere di un patto di difesa tra i due paesi senza precedenti, e di una massiccia vendita di armi (inclusa la vendita di caccia F-35) potrebbe potenzialmente ribaltare il vantaggio militare qualitativo riservato finora ad Israele, tradizionale politica statunitense. Né il patto né la vendita saranno inclusi in un trattato giuridicamente vincolante, poiché ciò richiederebbe la prevedibile bocciatura del Senato.

    Intanto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato con 13 voti a favore e nessuno contrario (con l’astensione di Russia e Cina) una risoluzione, col Piano Trump allegato, per una Forza Internazionale di Stabilizzazione a Gaza e per un’amministrazione transitoria con personalità giuridica internazionale che supervisionerà e sosterrà un comitato “tecnocratico apolitico di palestinesi competenti della Striscia” responsabile dell’amministrazione di Gaza.

    I funzionari statunitensi credono fermamente che i loro sforzi per l’approvazione di questa risoluzione dovrebbero garantire la normalizzazione dei rapporti tra Riad e Israele durante l’incontro del giorno successivo di Salman alla Casa Bianca. Tale annuncio tuttavia potrebbe non essere sufficiente a distogliere lo sguardo dall’imminente voto della Camera che impone la pubblicazione di tutti i documenti del Dipartimento di Giustizia su Jeffrey Epstein, principale tema temuto da Trump.

    Nel frattempo, una lettera del Presidente degli Stati Uniti è arrivata sulla scrivania del Presidente di Israele Isaac Herzog per tentare di salvare Netanyahu dai processi per corruzione in un momento in cui le sue bugie e dichiarazioni contraddittorie vengono smascherate dal Tribunale Distrettuale di Tel Aviv, dove è accusato di corruzione, frode, ed abuso d’ufficio. Netanyahu punta ad una grazia generosa che nessuno ha mai ricevuto in Israele, cioè senza ammettere la colpa o ritirarsi dalla vita politica, a costo di patteggiare in cambio anche la scarcerazione del leader palestinese Marwan Barghouti, primo leader del futuro Stato.

    Arabia Saudita Bin Salman Emirati Arabi Uniti Gerusalemme Israele Medio Oriente Netanyahu Palestina Trump USA
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