La prima parte è qui.
Speranze infrante, nuove repressioni.
Nel febbraio di 1964, Alla Horska, in collaborazione con altri artisti, riuscì a ottenere l’appalto per realizzare una vetrata per l’Università di Kyiv in occasione del 150° anniversario della nascita di Shevchenko. A causa dei tempi ristretti (mancava solo un mese alla ricorrenza), è stata creata un’imitazione di vetrata tramite la pittura su vetro. Si trattava di un progetto in cui Shevchenko abbraccia la madre Ucraina con una mano e, con un gesto protettivo, ne stende l’altra. Ma quando è stato realizzato il modello della vetrata a grandezza naturale, sono sorte molte domande: perché l’Ucraina è triste, perché è dietro le sbarre e da chi la sta proteggendo Shevchenko? I funzionari del partito si sono spaventati, il progetto è stato qualificato come “ideologicamente ostile”; la vetrata è stata distrutta.
Alla Horska viene espulsa dall’Unione degli artisti, ma dopo qualche tempo riesce ad essere riammessa. In seguito, il Club della Gioventù Creativa fu chiuso e iniziarono i primi arresti dopo il periodo di Stalin. Molti dei suoi amici erano finiti in prigione, tra cui il coautore della vetrata, il pittore Opanas Zalyvakha. Horska inizia a impegnarsi in attività per i diritti umani: partecipa a cause legali, mantiene la corrispondenza con i prigionieri e li sostiene con denaro e pacchi. Il suo amico Opanas Zalyvakha va perfino a trovarlo in carcere.

Il culmine del confronto con le autorità è stato raggiunto nel 1968, quando Horska è diventata una dei 139 firmatari della “Lettera di protesta dei 139”, un appello di molte personalità di spicco del mondo della cultura e della scienza alla leadership dell’URSS chiedendo di porre fine alle persecuzioni e agli arresti illegali. Il KGB ha iniziato a fare pressione sui firmatari affinché ritirassero le loro firme e alcuni di loro lo hanno fatto. Horska, però, non ha ceduto alle minacce ed è stata nuovamente espulsa dall’Unione degli Artisti. Ciò significava l’impossibilità di avere un lavoro creativo regolare e di partecipare alle mostre. L’unica cosa che le rimaneva da fare era lavorare su commissioni private. Horska accetta qualsiasi ordine e crea mosaici per edifici amministrativi, ristoranti e sale cinematografiche. Secondo i suoi colleghi Alla aveva una straordinaria capacità di lavoro: poteva stare “sul muro” tutto il giorno senza una pausa. Nonostante la sua situazione finanziaria fosse estremamente instabile, l’artista ha continuato a sostenere i prigionieri politici e le loro famiglie. È stata ripetutamente convocata dal KGB, interrogata, minacciata e le è stato offerto di collaborare, ma Horska è rimasta incrollabile.
Viaggio fatale a Vasylkiv
Il 28 novembre 1970, Alla uscì dal suo appartamento per andare a Vasylkiv, da suo suocero a ritirare una macchina da cucire. Da allora non è stata più vista viva. Il suo corpo è stato ritrovato nella botola di un metro e mezzo, situata sotto la cucina della casa del suocero, Ivan Zaretskyi, mentre il corpo di quest’ultimo è stato ritrovato sui binari della ferrovia con la testa tagliata da un treno. La causa della morte è stata un colpo secco alla testa con un oggetto pesante.
L’indagine ufficiale ha incolpato il suocero, che, secondo le autorità, si sarebbe poi suicidato. Il caso è stato chiuso rapidamente, senza nemmeno intraprendere azioni procedurali adeguate. Né i parenti, né gli amici di Horska credevano alla versione dell’omicidio familiare. Il giorno prima dell’omicidio, Alla e Viktor hanno ricevuto all’improvviso degli ospiti che la coppia non si aspettava e che sono rimasti anche per la notte. Esiste una versione secondo cui l’arrivo di questi ospiti sarebbe stato organizzato intenzionalmente in modo che Viktor non andasse ad accompagnare sua moglie, come da accordi. Tuttavia, non ci sono prove certe di ciò.
Per quanto riguarda il suocero, è altamente improbabile che un uomo anziano di bassa statura, claudicante e in lenta ripresa da un infarto, possa togliere la vita a una donna alta e forte come Alla con un colpo professionale, secondo l’esperto forense. Inoltre, il corpo di Ivan Zaretsky giaceva sui binari in posizione supina, cosa che non è affatto tipica dei suicidi. Ma era impossibile dimostrare la verità o ottenere giustizia in quel momento. Solo 38 anni dopo, l’Archivio Centrale dello Stato dell’SBU ha declassificato il cosiddetto Fondo 16, che conteneva documenti relativi all’omicidio di A. Horska (una parte significativa dei materiali è stata distrutta nel 1990). I documenti sono stati elaborati e pubblicati nel 2010 da Oleksiy (Oles) Zaretskyi, figlio di Alla Gorska, linguista, studioso culturale ed esperto sul patrimonio artistico dei suoi genitori . I materiali hanno rivelato dettagli importanti che, francamente, mettono in discussione la versione ufficiale e indicano indirettamente che l’omicidio dell’attivista per i diritti umani è stato pianificato e organizzato dalle autorità dell’epoca. Tuttavia, a causa della mancanza di una parte significativa dei documenti, non è stato possibile stabilire la verità.
Funerale e patrimonio creativo dell’artista
Il funerale di Alla Horska a Kyiv, il 7 dicembre 1970, si trasformò in una manifestazione di protesta contro il regime comunista. Gli amici dell’artista tennero un discorso di addio sulla sua tomba. Tutti loro furono presto arrestati. La morte della moglie fu un duro colpo per Viktor Zaretsky. Per diversi mesi ha continuato a credere che Alla fosse ancora viva (il riconoscimento del corpo non era stato effettuato) e aveva paura di parlare dell’omicidio. Fu il ritorno alla pittura a salvarlo dalla follia, ma il timore per il destino del figlio lo spinse a lasciare il movimento dissidente. Il suo autoritratto del 1977, “Incontro con l’orrore”, esprime senza mezzi termini il suo stato d’animo. In diversi periodi della sua vita creativa, l’artista ha dedicato alla moglie diversi dipinti eccezionali.
I discendenti di coloro che hanno ucciso Alla Horska non riescono a darsi pace. Delle poche opere monumentali dell’artista giunte fino a noi, due dei mosaici più famosi, l’Albero della Vita e il Boryviter (Falco), sono stati distrutti nel 2022 dagli occupanti russi[1].

Tuttavia, anche il patrimonio artistico sopravvissuto fino ai giorni nostri è piuttosto significativo e consiste in numerose opere pittoriche, grafiche e monumentali che possono essere descritte come collegate all’Avanguardia Ucraina degli anni ’20, ricca di caratteristiche dell’arte popolare. Tra le sue opere più famose ricordiamo: “Autoritratto con il figlio”, “Alfabeto”, “Ritratto del padre”, “Ritratto di Vasyl Symonenko”, Pannello mosaico «Il vento».
Grazie all’Autoritratto con il figlio, in cui l’artista è dipinta come una madre severa ma anche tenera, Alla è stata soprannominata “la Madonna dallo stile rigoroso”. Questa immagine si addice perfettamente alla sua personalità, al suo carattere e a tutta la sua opera. La sua arte non era “romantica” o “pastorale”, ma aveva un forte impatto sociale e si rivolgeva al regime con un linguaggio artistico rigoroso.

Le opere di Alla Horska sono conservate nel Museo Nazionale d’Arte e nel Museo degli Anni Sessanta di Kyiv, nonché nei musei di Leopoli, di Berlino e in collezioni private.
Una parte significativa del suo patrimonio artistico è custodita presso la Art Foundation “Dukat” e nella collezione familiare di Olena Zaretska [nipote dell’artista], che nel luglio 2023 ha fondato la Fondazione Alla Horska e Viktor Zaretskyi. La Fondazione prosegue il lavoro di Oleksii Zaretskyi [figlio dell’artista], dedicato alla conservazione e alla valorizzazione dell’eredità creativa dei due maestri.
È interessante poter vedere le opere di Alla Horska e del marito Viktor Zaretskyi nelle pagine web. Il Pannello mosaico “Il vento” è nel video con la nipote di Alla e Viktor, responsabile della fondazione di famiglia.
In conclusione, vorrei citare la poesia dedicata all’artista da Vasyl Stus, che egli lesse il giorno del funerale di Alla Horska sulla sua tomba.
IN MEMORIA DI A. H.
Anima mia, ardi. Non singhiozzare, ardi
Il sole dell’Ucraina è nel bianco gelo.
Ma l’ombra rossa del viburno sulle acque nere
tu cercala, la troverai, se guardi
laddove siamo in pochi. Piccolo scaglione
solo per le preghiere e i sogni del futuro
siamo destinati tutti a una morte prematura
perché il sangue del viburno è altrettanto buono
e aspro come il sangue nelle nostre vene.
Nella bufera grigia dei lamenti
il dolore, raccolto in quei grappoli cadenti,
è diventato una immortale pena.
[1] Recentemente un gruppo di artisti ucraini (15 tra artisti, ricercatori e mecenati) hanno ricreato il pannello mosaico«Boryviter» e lo hanno trasformato in una struttura mobile, affinché l’opera potesse essere vista nel mondo.https://ukrainewow.org/en/news/boryviter-returns-rozetka-and-ukraine-wow-recreate-alla-horska-s-mosaic-mural-destroyed-in-mariupol Il progetto è stato presentato nell’estate del 2025 nelle città ucraine di Kyiv e Leopoli, nonché a Londra, nel Regno Unito.


