Nella notte tra il primo ed il due di novembre di cinquant’anni fa, in circostanze mai del tutto chiarite, veniva barbaramente ucciso uno dei più profondi e controversi intellettuali del secolo scorso.

Figura certamente complessa e poliedrica, per molti versi precursore e premonitore della società del terzo millennio.
La sua battaglia contro l’omologazione del pensiero e la necessità della consapevolezza della persona circa la propria individualità, forse non pienamente compresa nel periodo della sua vita, è oggi attualissima, così come la necessità di andare oltre le barriere ideologiche,che spesso rendono schiavi di valutazioni aliene e precostituite.
Per questi motivi Pasolini fu molto discusso in vita per poi vedere il suo pensiero ampiamente rivalutato ed apprezzato in tempi più vicini ai nostri.
Attento ai fenomeni sociali ed ai contrasti da essi generati ha offerto una ricetta, per la risoluzione di essi, forse troppo moderna.
Intellettuale complesso e fuori dagli schemi risultava difficilmente catalogabile in una società abituata a ragionare per schemi.
Oggi però il suo allarme contro la omologazione del pensiero deve essere di monito per tutti, ma, in particolare, per i giovani nell’epoca degli “ influencer”che vogliono imporre agli altri la vita che neppure loro fanno!
Di Pasolini ho , anche io un ricordo personale di natura sportiva legato ad una partita di calcio, disputata sulla campo della mia scuola “Villa Flaminia “nel 1972 o 1973, per beneficenza. Pasolini giocava nella nazionale attori, con Raimondo Vianello ed altri noti personaggi dello spettacolo ed era una ala destra assai difficile da marcare, in coerenza con la sua attività di poliedrico intellettuale ( scrittore, poeta, critico, fustigatore di costumi ed anche grande esperto di calcio).
Un intellettuale del duemila vissuto troppo presto e troppo poco.
Riposi in pace. A noi il compito di valorizzare il suo pensiero quanto mai attuale.