Oggi giustamente si parla molto della libertà dell’informazione, perché come è sempre avvenuto nella storia, il potere, qualsiasi potere, teme la critica. Comprendere il senso e gli obiettivi di quello che scrivevano i giornali o ospitava la tv, era facile quando esisteva un conflitto chiaro e definito tra due strutturate ideologie, quella del capitalismo/liberismo e quella del socialismo/comunismo. Le tribune elettorali di Zatterin in TV forse non erano lo spettacolo che si persegue oggi, ma erano condotte in modo molto serio e professionale, anche se forse oggi le considereremmo noiose.
Oggi non solo le ideologie sono crollate, ma internet permette a tutti di dire tutto e spesso politici e giornalisti, prima di scrivere o parlare, guardano i social media. Se Trump afferma che gli uomini preferiscono le bionde per 4/5 giorni giornali e TV parleranno di questo per dargli ragione, o per dire che anche le brune possono essere bellissime.
Non lo dico soltanto io ma internet e i social media permettono ai politici e all’informazione di promettere e dire qualsiasi cosa, tanto dura lo spazio di un mattino, “l’éspace d’une matin”, perché dopo pochi giorni possono affermare l’opposto, come dimostrano molti spezzoni delle dichiarazioni di Giorgia Meloni, per non parlare di quelle di Trump.
Accanto ai grandi giornali oggi si possono trovare molti periodici online, diversissimi e dei quali è difficile capire la provenienza e la professionalità.
Viviamo in un’epoca nella quale ai cittadini è proposta una informazione confusa, più improntata allo spettacolo che all’analisi dei problemi.
I giornalisti che partecipano ai talk show televisivi sono sempre gli stessi, così come gli esperti che vengono invitati. Un giornalismo diverso, con giornalisti diversi e senza i soliti esperti io l’ho trovato soltanto in Skytg24, del quale apprezzo moltissimo i giornalisti e soprattutto una serie di donne, Liliana Faccioli Pintozzi, Nicole Di Ilio, Mariangela Pira. Sono soltanto alcune, ma tutte queste giornaliste raccontano prima di tutto i fatti, le cose che sono accadute o stanno accadendo, invece molti esperti e giornalisti delle altre TV non sono interessati ai fatti, ma a farsi bravi delle loro opinioni.
Come al solito mi capita di leggere molto sulla guerra a Gaza. Però, se volete ascoltare analisi serie, di persone che conoscono l’arabo e l’ebraico, vi consiglio di leggere tutto quello che dice Gilles Kepel su Youtube e nei suoi libri, perché lui il mondo arabo lo conosce sul serio. Nessuno ha dato grande rilievo a uno dei rarissimi esperti italiani che sa veramente di cosa parla: Lorenzo Kamel nel suo libro “Israele-Palestina in quaranta domande”, ci fornisce una analisi davvero completa e storicamente fondata su questo conflitto, così discusso e attuale. E non è un caso che molti altri saggi e libri di questo grande esperto italiano, siano stati pubblicati soltanto in inglese!!
Per essere più chiaro possiamo tentare di classificare l’informazione in alcuni raggruppamenti.
Il primo è quello delle testate governative e propagandistiche come ‘La Verità’ (Francesco Bogonovo e Maurizio Delpietro), niente di male che ci siano testate di partito, come ce ne sono sempre state, ma esse, come Il Popolo o L’Unità, si sapeva bene che politica promuovessero, mentre oggi è più difficile comprenderlo per molti cittadini. Non sempre capisco Marco Travaglio sul Il Fatto Quotidiano: non riesco mai a rendermi conto se si tratti di feroci critiche al governo e al sistema oppure questo giornalista voglia soltanto passare per il critico dei critici, il cattivo dei cattivi, e spesso è molto difficile capire quali soluzioni alternative proponga.
Poi ci sono i vecchi giornali, La Stampa, La Repubblica e il Corriere della Sera, che certamente ospitano articoli di giornalisti qualificati ma se si legge il contenuto ho spesso l’impressione che le critiche al governo siano abbastanza sfumate: un mio amico, colto e raffinato, dice semplicemente che danno un colpo al cerchio e uno alla botte. In ogni caso si tratta quasi sempre di over 60, che giudicano l’attualità con gli occhi di una cultura passata: è difficile per i vecchi, come me, togliersi di dosso il bagaglio culturale con il quale siamo cresciuti.
Ci sono poi giornali come Il Dubbio o Il Domani, che nella mia visione appaiono certamente più oggettivi e imparziali.
Infine si possono trovare in rete decine di periodici online, dei quali sappiamo poco o pochissimo. Chi paga? Quali sono le credenziali dei giornalisti che ci scrivono?
Questa mia analisi può apparire troppo semplificatrice, ma essa evidenzia soprattutto la grande confusione dei cittadini italiani che sentono parlare tutti di tutto. Non è che anche questa informazione contribuisca fortemente ad allontanare i cittadini dalla politica, visto che la metà di loro non va a votare?
A tutte le persone con cui parlo e soprattutto ai più giovani, dico sempre che prima di leggere o ascoltare qualcuno occorrerebbe porsi la domanda: chi lo paga? Si scoprirebbe che è molto difficile saperlo, ma è anche altrettanto difficile per un giornalista che riceve lo stipendio da qualcuno, essere veramente libero di dirci quello che pensa, anche se è il più serio e qualificato dei giornalisti.