Forse molti di voi non sanno che il pranzo di Natale in carcere è un momento magico per le persone detenute, pensate a tutte quelle persone che non hanno un sostegno familiare, a tutte quelle persone straniere che sono lontano dai loro cari, il pranzo di Natale diventa l’unico punto d’incontro per festeggiare, di solito sono le associazioni o cooperative che organizzano questi pranzi, dove volontari si prestano a donare il loro tempo per persone che non conoscono, ma che regalano sempre un’emozione unica. Quest’anno dopo la circolare del DAP del 21 ottobre, stanno arrivando altri “NO” alle attività trattamentali organizzate da soggetti esterni, i tempi per chiedere autorizzazioni si sono allungati, prima il Direttore, con l’avallo del Magistrato di Sorveglianza, riuscivano a decidere per questi eventi straordinari in pochi giorni, ora si deve passare tramite il DAP, che come sappiamo è oberato di lavoro, non riesce a dare risposte in poco tempo, ed oltretutto stanno arrivando i primi no per il pranzo di Natale, quello più eclatante riguarda l’associazione Prison Fellowship Italia onlus, che ogni 18 dicembre realizza il pranzo di Natale “Altra cucina” con chef stellati in 49 istituti di pena, coinvolgendo 600 volontari e 52 cuochi stellati, e hanno già ricevuto due no. Il suo Presidente Marcella Reni molto perplessa di questa situazione dice: “Non vorremmo che dopo 12 anni questa opportunità di incontro tra mondo esterno e carcere venga compromessa”.
Con molta amarezza devo dire che ultimamente in alcuni Istituti purtroppo si è tornati indietro di decenni rispetto al coinvolgimento del terzo settore, oggi si pensa solo a chiudere ogni spazio di libertà conquistato con battaglie che nel tempo i detenuti avevano conquistato con molta fatica. E se anche il pranzo di Natale dovesse finire nel dimenticatoio vuol dire che saremmo alla frutta.


