Il conflitto con l’Iran, innescato da Stati Uniti e Israele, ha presentato un conto salato agli europei: più di 3 miliardi di euro di rincari per l’importazione di gas e petrolio. Alla seduta plenaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha detto che “questo è il prezzo della nostra dipendenza energetica” ed ha messo in evidenza l’aumento del 50% del costo del gas e di circa il 30% del petrolio. È l’Europa che senza le fonti fossili muore. L’ennesima dimostrazione che i ritardi e le lotte politiche tra i 27 Paesi sull’accelerazione verso le fonti rinnovabili hanno un prezzo salatissimo per tutti. Si salvano, in parte, quelli che già usano il nucleare o sono più avanti con eolico e fotovoltaico. Transizione in cammino e, quindi, dipendenza ridotta.
Senza il gas di Mister Trump ?

Per la presidente von der Leyen la via d’uscita non è il ritorno al gas russo ma l’accelerazione su rinnovabili e nucleare, i cui costi sono rimasti stabili. La presidente ha difeso il sistema ETS – scambio delle emissioni di Co2 delle aziende e che Giorgia Meloni vorrebbe rivedere – chiarendo che, senza di esso, i consumi di gas sarebbero stati superiori di 100 miliardi di metri cubi. La Commissione è disponibile a rivedere il sistema che in una certa misura assicura la transizione energetica, ma sulla revisione totale, preludio all’eliminazione, non ci sta. L’assemblea plenaria di del Parlamento ha messo, dunque, di nuovo l’Ue davanti alla necessità di credere nelle fonti alternative, di costruire un percorso di fiducia e di resilienza, di ripensare al nucleare su larga scala mediante l’installazione dei nuovi reattori. La chiusura pressoché totale dello stretto di Hormuz- al momento in cui scriviamo- e il balzo delle quotazioni fanno ripensare agli approvvigionamenti di GNL- Gas Naturale Liquefatto ? Tutta l’economia europea oggi dipende dalle importazioni di gas liquefatto specialmente dal Qatar e dagli USA. Il sistema delle forniture, a partire dalla raffinazione, è complesso, ma la guerra in medio Oriente porta l’Europa a dover competere con i Paesi asiatici per accaparrarsi quantità “libere “di gas. I costi saliranno ancora, evidentemente, e cittadini e imprese saranno ulteriormente penalizzati. Mettiamo mano alle riserve ? Certo che si, finché la guerra non finirà. Di necessità virtù, ma gli stoccaggi europei ammontano a 77 miliardi di metri cubi e sono scesi già di 31 miliardi rispetto al 2024.
Bollette, arma plolitica

La lentezza con la quale si procede verso il mix di fonti ha effetto sulle bollette, con l’Italia messa peggio di tutti. Secondo le ultime stime di Facile.it e Ember, ci sarà una maggiore spesa di circa 121 euro per il gas e 45 euro per la luce a famiglia. Altre stime riguardano le imprese. La CGIA di Mestre ha calcolato che i rincari potrebbero costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi di euro extra nel 2026. Fuori dall’Italia altri governi stanno valutando l’aumento della produzione di carbone per la generazione elettrica. Uno scenario allarmante per i target di riduzione delle emissioni per i prossimi anni e per tutti i piani di sostenibilità ambientale. La storia si ripete e non è mai identica a se stessa. Ogni indugio sulla transizione energetica equivale ormai a una colpa. D’altra parte Donald Trump puo’ anche non aver calcolato le conseguenze energetiche e ambientali della guerra all’Iran, tanto gli Usa continueranno a vendere il GNL ai Paesi che ne hanno bisogno. Costa tanto e per giunta inquina ? I don’t car, non mi importa. Anche nel 2026 l’energia resta l’arma politica più potente.


