Speciali

    SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE
    (TERZA PUNTATA)

    Cambio di passo…
    post referendum

    I risultati del recente referendum sembrano aver sorpreso molti soprattutto per quanto riguarda l’affluenza alle urne che nessuno nei due schieramenti si aspettava così alta.
    Ha vinto il NO, la proposta di riforma della giustizia proposta dal Ministro Nordio che conteneva tra l’altro una più netta separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, è stata respinta dagli elettori, e questo risultato ha già avuto importanti ripercussioni politiche in particolare sulla maggioranza di governo che aveva fortemente sostenuto le ragioni del SI.
    Molti hanno detto che ha vinto la Costituzione, alcuni hanno sostenuto che è stato un voto politico contro la premier Giorgia Meloni, altri che la campagna denigratoria nei confronti della magistratura è stata un boomerang, e infine che i molti giovani che sono andati a votare sono stati motivati anche dal contesto di instabilità internazionale e hanno espresso un voto di protesta che in questo caso era facile esprimere perché era come mettere un like in un social.
    L’analisi del risultato referendario è comunque molto importante non solo per la maggioranza che ha subito uno smacco ma anche per l’opposizione che si deve organizzare in vista delle prossime elezioni politiche nel 2027, se non succede niente prima, con la paura che la partecipazione a questo voto non si ripeta alle prossime elezioni e non ne rispecchi i risultati.
    Infine anche la magistratura, chiamata in causa, che per la prima volta si è manifestata in modo così diretto, mobilizzandosi pubblicamente a difesa della propria indipendenza, deve ora tirare le somme.
    Per tutti questi motivi, facendo seguito ai nostri primi due speciali sul referendum (link) e nel rispetto dei valori che ci contraddistinguono, vi proponiamo alcune considerazioni da parte di esperti e membri della nostra rete che si interrogano soprattutto su cosa fare adesso: ricucire il rapporto tra maggioranza e magistratura o proseguire nella prova di forza? Come scrive il collega Fabrizio Summonte. Ricostruire dalle macerie dei toni violenti della campagna referendaria come suggerisce l’avvocato Piero Sandulli, e quali misure concrete adottare per risolvere i problemi persistenti del funzionamento del sistema giudiziario, come illustra l’avvocato Agostino Migone. Il manager Gaetano Pergamo si chiede se la legislatura non sia a rischio e se la riforma, che era parte del patrimonio democratico del nostro paese, non sia sembrata come un “debito da saldare all’azionista di riferimento”, mentre il ricercatore del CNR Pietro Ragni, dopo una dettagliata analisi del voto mette in guardia contro un anno “completamente elettorale”.
    Questa terza puntata esce oggi giovedì 2 aprile con una cadenza ravvicinata per la ovvia rilevanza del tema ed è prodromica alla prossima uscita di lunedì 13 aprile che uscirà con una nuova veste grafica che rappresenterà un vero e proprio cambio di passo per la nostra pubblicazione, forte di un nuovo sistema operativo per raggiungere un più ampio pubblico di lettori.
    Adotteremo anche noi nuovi strumenti tecnici che contribuiranno all’integrazione dei nostri contenuti nel mondo digitale, cercando di conciliare i requisiti imposti dalle nuove tecnologie con il nostro modo di ragionare, sfruttandone le potenzialità ma con l’intento di non diventarne mai schiavi.
    Barbara Roffi

    SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE
    (SECONDA PUNTATA)

    Le ragioni del NO e del SI: comunque tutte e tutti al voto

    Il referendum del 22 e 23 Marzo prossimo è al centro di questo nostro ultimo aggiornamento del sito TUTTI in cui pubblichiamo articoli scritti da autorevoli membri della nostra rete, gli avvocati Francesco Canepa, Agostino Migone e Piero Sandulli, gli imprenditori Daniele Azzarone, Guido Bonarelli e Chiara Corazza, i manager Francesca Romana D’Antuono, Francesco Mazzi e Gaetano Pergamo, il ricercatore Pietro Ragni e i giornalisti Nunzio Ingiusto, Daniele Poto e Fabrizio Summonte.
    Nel rispetto dei nostri valori e nel solco della nostra tradizione accogliamo anche in questa occasione voci discordanti che esprimono sia le ragioni del SI che quelle del NO, nell’intento di contribuire ad una informazione serie e pacata, in un confronto che possa essere utile ed interessante per i nostri lettori e con l’auspicio di promuovere la partecipazione al voto. In effetti il 22 e 23 marzo prossimo saremo chiamati di nuovo a votare per un Referendum in questo caso confermativo costituzionale. Questo referendum può essere indetto se una legge che modifica alcuni articoli della Costituzione, è stata approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi in ciascuna Camera.
    A differenza del referendum abrogativo, come quello per cui votammo nel 2025, in questo caso il referendum conformativo non richiede un quorum di votanti, per cui il suo risultato è valido anche se si recheranno alle urne meno del 50% degli aventi diritto. Ciò significa che se la maggioranza dei votanti sceglierà il NO la legge verrà cancellata, se invece voterà per il SI’ la legge sarà promulgata.
    Per memoria, dall’istituzione della Repubblica si son tenuti finora quattro referendum confermativi costituzionali. Il primo nel 2001 sulla riforma del Titolo V vide la prevalenza del sì” con più del 64% dei votanti. Il secondo fu quello voluto per abrogare la legge promossa dal centro-destra di Berlusconi che prevedeva varie modifiche della Costituzione. Nel giugno 2006 la maggioranza del 61% dei votanti si espresse per il “no”; per altro il governo era caduto, il Presidente Ciampi aveva sciolto le Camere e, dopo le elezioni, nominato Prodi come nuovo premier.
    Anche il terzo referendum, tenutosi nel 2016, ebbe una maggioranza del 59% che bocciò la cosiddetta “Riforma Renzi-Boschi”, che l’ex Presidente della Corte Costituzionale, Zagrebelsky aveva definito “un’umiliazione della politica”. Renzi si dimise da primo ministro subito dopo l’esito del referendum. Infine nel 2021, circa il 70% dei votanti al referendum approvò la legge che ha ridotto il numero di parlamentari: da 630 a 400 alla Camera dei deputati e da 315 a 200 al Senato.

    SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE
    (PRIMA PUNTATA)