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Author: Alessandro Erasmo Costa
Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.
Voglio cominciare con una battuta. Il mio nipotino di sei anni mi dice che ha difficoltà a utilizzare lo spazzolino elettrico. Gli rispondo che è un problema geopolitico. Poi naturalmente gli spiego che è uno scherzo. Giornalisti, ‘analisti’ e commentatori di ogni genere continuano ad affannarsi a discutere l’ultima dichiarazione di Trump, di Elon Musk, dei politici del governo italiano o di quelli europei, qualsiasi cosa dicano, senza mai o raramente prendere loro l’iniziativa. L’esempio più stratosferico è quello delle notizie attinenti alle guerre. Non voglio più parlare di geopolitica, perché tutto oggi è geopolitica, che serve ad alimentare giornali…
Soprattutto grazie a internet le immagini e i film pornografici sono stati resi disponibili a tutti, senza spendere un soldo. È crollato il tabù che per secoli aveva colpito la nudità dei corpi umani e i rapporti sessuali. Però mentre eventuali immagini non ci dicono molto, i film porno hanno due caratteristiche dannose, che falsano il vero sesso, come rapporto naturale – e bellissimo – tra uomini e donne, ma anche tra tutti coloro che lo praticano, quali che siano il loro sesso anagrafico o i loro gusti. La prima cosa che colpisce non è la noiosa ripetitività dei gesti…
Nel mio lungo lavoro di studioso, durato quarant’anni, non ho mai smesso di meravigliarmi perché i comportamenti umani, i modi di fare qualcosa, a livello privato, ma anche degli Stati e dei governi, sono in fondo sempre maledettamente gli stessi, maledettamente uguali a quelli inventati millenni fa. Il primo esempio, che mi colpì molto, lo ebbi quando il mio professore mi chiese di commentare l’incredibile e gigantesco fallimento di una delle più grandi società petrolifere americane, che si chiamava Enron. Ce la misi tutta, ma alla fine dovetti scoprire che questa società, come le piccole Srl di molti piccoli briganti,…
Le critiche alla riforma della giustizia: un processo alle intenzioni?
Che i Governi, più sono di destra e autoritari, siano allergici al controllo della magistratura, è sicuramente vero. Le critiche mosse dalle sinistre e dall’ANM alla riforma proposta dal governo Meloni mi hanno però obbligato ad analizzare il testo della riforma che politici e giornalisti distorcono a loro piacimento. (ho anche il sospetto che molti non abbiano letto attentamente il testo!) Se anche il nostro governo volesse assoggettare i magistrati requirenti, cioè coloro che aprono le inchieste, al controllo dell’esecutivo, questo sarebbe certamente molto grave. Ma non mi sembra che la proposta di modifica lo provi in alcun modo. Facciamo…
La dinamica dei rapporti tra i cittadini, i membri di una comunità umana ed il potere, cioè i governanti, percorre e caratterizza in pratica la vita degli esseri umani, dalle tribù dei Sapiens alle moderne nazioni. Anzi si potrebbe dire che la limitazione dei poteri del sovrano verso tutti coloro che erano sottoposti alla sua autorità, ha costituito uno dei suoi aspetti fondamentali. La Magna Charta – pur senza successo – costituì già nel 1215, uno dei primi tentativi di contenere i poteri del sovrano inglese, sia verso la sua aristocrazia che verso i suoi cittadini. In ogni epoca della…
Migranti in Albania: il sogno dell’Europa finisce qui
Il testo critica la cosiddetta “soluzione albanese” del governo Meloni per la gestione dei migranti, descrivendola come inefficace e deludente. La scena degli studenti albanesi che accolgono i primi migranti con lo striscione “Il sogno dell’Europa finisce qui” rappresenta, secondo l’autore, il fallimento di un’Unione Europea che ha tradito i suoi ideali di democrazia e diritti umani. La soddisfazione espressa da Meloni e dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, per l’esternalizzazione del problema migratorio è vista con sospetto, poiché potrebbe minare i diritti dei richiedenti asilo.
L’autore sottolinea che, nonostante l’iniziativa, la magistratura italiana garantisce ancora la possibilità di ricorsi contro respingimenti o rimpatri, rendendo inefficace il meccanismo. Viene evidenziato il caso dei 16 migranti inviati in Albania, cinque dei quali sono già tornati in Italia, con ulteriori costi per lo Stato, a causa di errori procedurali. Inoltre, il personale nei centri albanesi garantirebbe ai migranti condizioni migliori rispetto a quelle nelle carceri italiane.
La “soluzione albanese” è descritta come un’operazione propagandistica del governo, che fatica a mantenere le promesse elettorali, alimentando il sospetto che anche altre promesse di Meloni, come la sicurezza e l’autonomia regionale, possano rivelarsi fallimentari.
Lo spunto di questo piccolo articolo viene dalla lettura del periodico Other News che, grazie a Claudio, mi fornisce un’informazione importante, selezionata e credibile. L’articolo è di Gianluca Di Donfrancesco, Fmi: il debito pubblico mondiale supera i 100mila miliardi di dollari, da Il Sole 24 Ore.
Questa ottima analisi è però, come molte altre, molto difficilmente comprensibile per un uomo della strada come sono io.
Ma se volessimo commentare la famosa “manovra” della quale si dibatte aspramente ora, un articolo così dovrebbe invece servire ai cittadini più ignoranti, perché, siccome si tratta di fondi pubblici, essi dovrebbero poter capire perché bisogna non spendere più nulla, ma mantenere con fatica quello che abbiamo. Invece, l’acceso dibattito fra il governo e l’opposizione non fa capire granché, anche se per ora la manovra è solo chiacchiere, perché non c’è ancora un documento scritto che si possa seriamente commentare.
Pur non essendo certo un economista, vorrei tradurre alcune cose in un linguaggio per un cittadino qualsiasi. Se ho capito bene, l’articolo ci dice che non solo il debito italiano, ma quello di tutti gli stati del mondo, sta crescendo in modo insostenibile. Mio padre, che era soltanto un ottimo architetto, cercò di spiegarmi, quando ero solo uno studente universitario, che la liquidità, e cioè gli strumenti monetari e di pagamento (la moneta di carta, ma anche quella rappresentata da debiti e impegni di pagamento), doveva rappresentare in pratica l’economia, la ricchezza di uno stato. Cioè, si potevano emettere impegni e assumere debiti in funzione della ricchezza di un paese, in termini di immobili, imprese e loro attività, scambi commerciali, import-export, e quindi appunto la ricchezza di un paese in un determinato momento storico. Non sarebbe quindi diverso dalla ricchezza di una famiglia che possiede immobili, eventualmente imprese, fidi e mutui bancari.
Quando si passò dal baratto all’uso di una qualche moneta, lo si fece per facilitare le transazioni commerciali e tutte le altre operazioni economiche. Yuval Harari dice chiaramente che la moneta è una narrazione, perché le banconote sono soltanto pezzi di carta, uno strumento fittizio, che dipende soltanto da una convinzione, accettata universalmente dagli operatori economici. Ma se il debito di uno stato, o il debito mondiale aumentano eccessivamente, e non rappresentano più il reale potenziale economico dei paesi, allora la moneta diventa soltanto carta e si genera quella inflazione che ne dimostra il progressivo deprezzamento, perché i cittadini, e i cosiddetti mercati, ne contestano il valore reale e cioè la capacità di fare acquisti e transazioni.
Nel nostro paese il dibattito si concentra sempre su dove dovremmo mettere i soldi, per esempio molto di più nella sanità e nella scuola che non in spese come il ponte di Messina o lo spostamento in Albania di emigranti (un giornale spagnolo ha calcolato che i primi pochissimi migranti trasportati in Albania dalle nostre navi militari, costano 18 mila euro per migrante). In sostanza, il dibattito verte soltanto sul “benaltrismo”. Però esso nasconde, come al solito, la verità.
Anzi, molti criticano le norme restrittive europee, che sono invece un limite alle spese pazze dei governi.
Però nessuno, né il governo né l’opposizione, ha l’onestà, il coraggio, di dire che anche la parola manovra non ha senso, perché non ci sono le risorse economiche per deciderla. Bisognerebbe dire chiaramente ai cittadini che è finita l’epoca delle ‘vacche grasse’, quando si poteva dare tutto a tutti. Sarebbe serio anzi far notare che il debito dello stato deve essere limitato, non perché l’Europa ce lo chiede, ma perché la famiglia ha speso per lungo tempo oltre le sue risorse e quindi bisogna diminuire il debito, tirando la cintura e non cercando di acchiappare il consenso con regalini alle categorie deboli, che si traducono fra l’altro in ridicoli contributi o piccoli risparmi fiscali per le famiglie, le partite IVA e le imprese.
Se avessimo veri politici come Churchill, che chiese agli inglesi di combattere invece di negoziare con Hitler, dovremmo dire chiaramente ai cittadini che per anni abbiamo avuto troppo rispetto a quanto ci potevamo permettere. Quindi ora sono inevitabili tasse e sacrifici, anche se, ovviamente, i sacrifici dovrebbero essere imposti a chi ha di più o, come le banche e le società energetiche, ha fatto utili derivanti da congiunture negative. Del resto, in tutti i paesi si combatte con tasse la speculazione edilizia, perché il valore degli immobili non sale per la bravura dei proprietari, ma per l’evolversi di un mercato che dipende, largamente, dalla società e dal sistema urbanistico dello Stato.
Sono sicuro che i veri economisti avrebbero molte osservazioni su queste mie spiegazioni, superficiali e incomplete, ma non sarebbe meglio dire comunque la verità ai cittadini? Quando iniziavano le guerre si chiedeva di portare gioielli per contribuire allo sforzo della patria (della quale si riempie la bocca la Meloni), e molti lo capivano bene perché non era una bugia. Oggi invece facciamo di tutto perché i cittadini non capiscano.
Viva la guerra! Vae victis! Riflettiamo sugli aspetti umani della vittoria di Netanyahu
L’articolo critica la tendenza dei governi a utilizzare la forza militare come strumento politico, citando l’invasione della Crimea da parte di Putin e il recente conflitto tra Israele e Hamas. Si evidenzia come la rappresaglia israeliana, in risposta agli attacchi terroristici del 7 ottobre, abbia causato migliaia di vittime palestinesi, sollevando paragoni inquietanti con il passato. Il governo di Netanyahu è descritto come aggressivo, con l’appoggio di alleati estremisti, e si teme che la sua politica non porti a un Medio Oriente pacifico, ma piuttosto a un’escalation di violenza e vendetta. Il mito della soluzione “due popoli, due stati” sembra ormai accantonato, con la guerra che torna a essere vista come un mezzo accettabile per risolvere i conflitti.
I disoccupati del diritto internazionale: quattrocento anni di storia in poche righe
Sempre di più, dopo lo scoppio delle guerre in Ucraina e in Palestina, sento professori di diritto internazionale, giornalisti, politici e altri analisti, lamentarsi delle sempre più frequenti violazioni di quello che veniva considerato il diritto internazionale. Sono indignati o soltanto tristi anche per l’inefficacia – l’inesistenza – delle istituzioni multilaterali, sulle quali intendevamo basare i rapporti fra gli Stati, prevenire i conflitti ma anche lavorare concretamente a supporto dello sviluppo economico e la difesa delle comunità più deboli del pianeta. Nella mia esperienza quarantennale di professore di diritto internazionale, di diritto internazionale dell’economia e diritti umani, ho dovuto imparare…
Tutti quelli che mi conoscono sanno che mi piacciono le donne. Non so se sia una colpa, ma non sono stato abituato all’ipocrisia, anche se ho imparato da mio padre, il dovere assoluto dell’estremo rispetto e della delicatezza, soprattutto verso l’altra metà del cielo. Esplodono in Italia, scandali e scandaletti. Quando un giornalista, a seguito della riunificazione tedesca, chiese a Markus Wolf, Misha, il mitico Misha, eterno capo della Stasi – il potentissimo servizio segreto della Germania Est – quale fosse stato il segreto del suo successo, lui rispose «avevo un esercito di bellissime ragazze…». Non sapremo mai se i…

