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    Home»Culture»La scommessa di Pascal
    Culture

    La scommessa di Pascal

    Guido BonarelliDi Guido BonarelliAgosto 20, 20246 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    laise Pascal, Tour Saint-Jacques, Parigi, Wikimedia Commons
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    «Valutiamo questi due casi:
    se vincete, vincete tutto, se perdete non perdete nulla.
    Scommettete, dunque, che Dio esiste, senza esitare.»
    Blaise Pascal, Pensieri

     

    Secondo Pascal, di fronte all’incertezza sull’esistenza di Dio, l’atteggiamento più ragionevole è quello di scommettere sulla sua esistenza, poiché i potenziali guadagni (la vita eterna) superano di gran lunga i costi (una vita morale). Questo originale approccio probabilistico e pragmatico alla fede mostra una mentalità moderna, che accetta l’incertezza e cerca di gestirla attraverso il calcolo dei rischi.

    In un momento cruciale della storia intellettuale europea, tra il rinascimento e l’illuminismo, un’epoca di trasformazioni profonde nella visione del mondo, Pascal, attaccando frontalmente Cartesio, propone la sua critica positiva della ragione come unico fondamento della conoscenza umana e unica guida nella ricerca della verità.

    Jean-Louis Charbonnel, Blaise Pascal tra i suoi avversari, 1878, Wikimedia Commons

    La sua critica è esemplificata dalla famosa distinzione tra «esprit géométrique» (spirito di geometria), la conoscenza scientifica e analitica, e «esprit de finesse» (spirito di finezza), la conoscenza esistenziale dell’uomo, uno complementare all’altro, sottolineando però che non tutte le verità possono essere raggiunte attraverso metodi matematici o deduttivi.

    Pascal non rigetta quindi la ragione, ma la vede come insufficiente per raggiungere le verità ultime, che sono accessibili solo attraverso la fede. Questo atteggiamento, che può sembrare in contrasto con la modernità, rappresenta invece un elemento di tensione che ha caratterizzato il pensiero moderno: il tentativo di conciliare la fede religiosa con la crescente importanza della ragione e della scienza.

    La lettura di Pascal introduce un elemento di umiltà e di accettazione della complessità del reale, che è centrale per l’epoca moderna. «Conosciamo la realtà non solo con la ragione, ma anche con il cuore» egli sostiene.

    Anche Benedetto XVI, nel suo celebre discorso a Ratisbona (2006), ha sottolineato come la ragione non sia sufficiente per comprendere pienamente la realtà. Non formula una critica negativa delle convinzioni dell’età moderna, ma afferma il divino come «allargamento del nostro concetto di ragione e dell’uso di essa». Una posizione che in senso laico è condivisa anche dal marxista Habermas, in dialogo con Ratzinger nei primi anni 2000.

    «La realtà è superiore all’idea», così Francesco esemplifica il metodo di Pascal nella sua lettera apostolica Sublimitas et miseria hominis, scritta in occasione del quarto centenario della nascita del filosofo francese.

    «Le ideologie mortifere di cui continuiamo a soffrire in ambito economico, sociale, antropologico e morale tengono quanti le seguono dentro bolle di credenza dove l’idea si è sostituita alla realtà», continua ancora Francesco.

    Romano Guardini, Pascal. Morcelliana

    Pascal può essere visto come un pensatore moderno in quanto riconosce i limiti della ragione, esplora la complessità della condizione umana e sviluppa una contiguità pragmatica alla fede e alla conoscenza.

    Egli scandaglia la condizione umana, vista come intrinsecamente contraddittoria e tragica. Da un lato, l’uomo è un essere pensante, capace di comprendere la propria miseria e la grandezza del creato, dall’altro, egli è un essere finito, soggetto a passioni, errori e alla morte. Questa dualità, espressa nel pensiero «L’uomo non è né un angelo né una bestia, e purtroppo, quando vuol fare l’angelo, finisce per fare la bestia», anticipa in molti modi la filosofia esistenzialista e la visione moderna della vita come priva di certezze assolute, facendo di Pascal un ponte tra due epoche.

    Questa doppia natura, per Pascal, rende utile per l’uomo scommettere sull’esistenza di Dio come una scelta conveniente.

    Per Romano Guardini, che rilegge il breve Memoriale trovato dopo la morte di Pascal, tutto nasce dall’estremo riconoscimento rivelato da un’espressione rivelatrice contenuta in quel testo: «Dio d’Abramo, Dio d’Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei dotti … Dio di Gesù Cristo». Dio non è un’idea, ma una persona. Il cristianesimo non è una religione, ma l’incontro con Cristo.

    Immagine di apertura: Statua di Blaise Pascal, Tour Saint-Jacques, Parigi, Wikimedia Commons

    Autore

    • Guido Bonarelli
      Guido Bonarelli

      Nato a Roma da famiglia di origine anconitana, si è laureato nel 1978 in Scienze Politiche e Sociali. Contemporaneamente agli studi universitari ha frequentato, nel 1975-77, un corso di giornalismo e un corso di diritto comunitario. In questi anni inizia la sua attività di volontariato con Associazione Italiana per la Gioventù Europea, Centro Giovanile per la Cooperazione Internazionale, Movimento Studentesco per l’Organizzazione Internazionale, Comitato Italiano Giovani per l’UNICEF. Autore di articoli di approfondimento su problemi riguardanti le relazioni internazionali e a tema economico, collabora negli stessi anni con diverse riviste (tra le quali Tutti, Lettera del MSOI, Studi Cattolici). Avvia quindi, nel 1978 una lunga esperienza professionale in materia editoriale. Nel 2006, intraprende l’attività di imprenditore agricolo in Umbria, dando vita ad un’azienda agricola multifunzionale, insieme azienda biologica condotta con pratiche colturali ecocompatibili e agriturismo. In parallelo ha da sempre rivolto il suo personale impegno alla ricerca storica.

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