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    Home»Società»L’Italia dei Referendum negati
    Società

    L’Italia dei Referendum negati

    Pietro RagniDi Pietro RagniGiugno 20, 20256 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    Domenica 8 siamo andati con la moglie a votare per i 5 referendum, abbiamo votato tutte le schede, pur con approcci leggermente diversi. Sulla lavagna era esposto che alle 12 si era raggiunto il 13% dei votanti nel nostro seggio; mi è sembrato un buon dato. A pranzo e la sera ho evitato di sentire o leggere le notizie, ma la percentuale nazionale del lunedì mattina fu impietosa. Infatti: referendum affondati e un’opportunità persa. Me lo aspettavo, ma sono stato deluso lo stesso.

    La Presidente del Consiglio ha festeggiato con un suo ritratto sorridente senza commenti. Una Gioconda irresponsabile. Al tempo del governo di Renzi, quando era in minoranza, aveva giustamente difeso il diritto dei cittadini di potersi esprimere votando ai referendum, ora di fatto si è astenuta ed ha promosso il non raggiungimento del quorum necessario (50% + 1 degli aventi diritto al voto) perché il risultato della consultazione fosse valido, irridendo l’opinione dei cittadini votanti.

    La Monna Lisa di Leonardo da Vinci, conservata al Louvre di Parigi

    Poi abbiamo assistito alla guerra dei numeri. Da una parte i partiti di opposizione hanno fatto presente che sono andati a votare circa il 30% degli aventi diritto e che tale numero è superiore a quello dei cittadini che votarono nel 2022 per la destra. Dall’altra parte Fratelli d’Italia ha arruolato anche neonati e adolescenti per poter dichiarare “45 milioni di italiani non vi hanno seguito” (in realtà sono stati 36 milioni, dati Ministero dell’Interno).

    Si è parlato pochissimo dei referendum prima dell’appuntamento elettorale quasi per niente sulla RAI, che pure siamo costretti a sovvenzionare. Dopo il risultato dell’8 e 9 giugno si è assistito a scambi di accuse, sfoggio di numeri, spesso sbagliati, critiche generali al disinteresse dei cittadini. Pochi hanno analizzato davvero quel che questa tornata ci insegna. Provo a riportare alcune mie considerazioni da semplice cittadino.

    Cinque considerazioni dopo il referendum 2025

    Scelta argomenti. Ormai è chiaro che è difficile in Italia superare il quorum costituzionale, tanto più negli ultimi decenni, quando sono molti meno i cittadini che vanno a votare per le politiche. Dunque, anche per non far sprecare risorse pubbliche, sarebbe opportuno scegliere con cura gli argomenti su cui presentare un referendum, assicurandosi che siano di largo interesse. Non ha senso fare proposte per farsi notare mediaticamente, per intestarsi un’azione che si dovrebbe poter fare nel Parlamento e poi constatare che il quorum non si è raggiunto.

    Ascolto delle cittadine e dei cittadini. Potrebbe aver senso lanciare un nuovo referendum solo se sull’argomento vi fosse da tempo un grande dibattito nella società e al contempo una palese inazione o ostruzione del governo in carica. Vengono in mente le campagne per il divorzio e l’aborto, argomenti sentitissimi e non etichettabili in funzione partitica; infatti superarono largamente il quorum.

    Valutazione delle proprie forze. “Conoscendo gli altri e conoscendo sé stessi in cento battaglie non si correranno rischi” lo disse Sun Tzu, ma qualcuno dei proponenti ha fatto queste valutazioni? Da una parte 4 referendum proposti da uno dei tre sindacati confederati, dall’altra un referendum proposto da “+Europa”, un partito che nelle politiche del ’22 ha ottenuto il 2,9% dei voti e 2 seggi alla Camera. Aveva senso proporre referendum senza avere numeri minimi credibili per superare il quorum? Non si può solo sperare di trovare per strada gli alleati, se fin dalla proposta le organizzazioni più vicine non hanno condiviso l’impostazione.

    Politicizzazione. Durante la campagna referendaria non ha molto senso colorare in funzione delle scelte di partito i referendum proposti. Bisognerebbe concentrarsi sulle ragioni della consultazione, spiegare bene perché tanti cittadini e cittadine hanno oggettivo interesse al buon esito referendario o alla non abrogazione. Alzare lo scontro verbale con i partiti che hanno idee opposte radicalizza l’evento e semmai anche chi sarebbe d’accordo sul singolo quesito si uniforma alle indicazioni del partito di riferimento. Per altro, nel caso specifico, i partiti di opposizione sono riusciti anche a dividersi fra loro sulle scelte da fare nelle urne, aumentando confusione e disinteresse.

    Attenzione a quel che avviene nei paesi comparabili. Mi sembra che un altro argomento importante nel promuovere un referendum sia quello di confrontare la situazione italiana con quella di paesi comparabili, a iniziare da quelli europei. È noto che in alcuni paesi si ha un’attenzione maggiore sui diritti individuali e collettivi; potrebbero essere un’utile ispirazione e un supporto concreto per la campagna referendaria.

    Tre aspetti da affermare in futuro

    Infine ci sono tre aspetti che dovrebbero essere tenuti in conto nelle attività politiche del prossimo futuro. Il primo riguarda la corretta informazione prima delle consultazioni elettorali da parte delle società di comunicazione pubbliche. In questa occasione la RAI si è contraddistinta per il quasi assoluto silenzio. Tutti i partiti che hanno a cuore i cittadini e le cittadine dovrebbero intervenire in Parlamento per evitare che questo mal servizio compiacente con le indicazioni governative si riproponga in futuro.

    Il secondo riguarda il livello del quorum previsto dalla Costituzione per rendere valido il risultato del referendum. La cronaca elettorale degli ultimi lustri dimostra che nelle elezioni politiche e, ancor di più, nelle amministrative e nelle europee, si è avuto un crollo dei votanti che dal circa 80% nel 2000, scende negli ultimi anni di 20 o più punti percentuali. Del resto il fenomeno è simile in gran parte dei paesi occidentali. Potrebbe essere opportuno allora rivedere il dettato Costituzionale (nel ’48 e nel ‘53 votarono più del 90% degli aventi diritto) e in maniera in qualche modo proporzionale ridurre il quorum a un valore percentuale più contenuto.

    L’ultimo aspetto riguarda questa maniera vergognosa di boicottare una consultazione pubblica indetta dallo Stato per interessi di partito, pronti a stigmatizzare questa pratica quando il partito fosse all’opposizione. Sarebbe un segno di maturità politica un accordo bipartizan che lasci libertà di conoscenza ai propri simpatizzanti per i futuri referendum abrogativi e che bandisca il mal costume del sabotaggio del quorum, affermando che il valore più prezioso è la volontà popolare che, qualunque siano le sue scelte, occorre ascoltare.

     

     

     

     

     

    Autore

    • Pietro Ragni
      Pietro Ragni

      Già dirigente tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. È ora Direttore del Consorzio interuniversitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto.
      Cofondatore di quindici spin off nelle Scienze della vita. Esperto di valutazione e gestione progetti partnership europei. Fondatore e autore del giornale online Tutti Europa Venti Trenta.

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