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    Home»Mondo»Trump e i suoi dazi suicidari
    Mondo

    Trump e i suoi dazi suicidari

    Giuseppe CassiniDi Giuseppe CassiniLuglio 19, 20257 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Donald Trump

    Partecipando per molti anni a Ginevra alle sessioni del GATT (oggi Organizzazione Mondiale del Commercio – OMC), ero rimasto affascinato dalla veneranda “teoria dei vantaggi comparati” concepita da David Ricardo nel primo Ottocento. Ricordate? L’economista inglese emulo di Adam Smith portava un bell’esempio di libero mercato di due merci – vino e lana – tra Portogallo e Gran Bretagna. Sosteneva che il Portogallo, pur avendo un vantaggio assoluto nella produzione sia di vino che di lana rispetto alla Gran Bretagna, aveva comunque più interesse a specializzarsi nella produzione del bene in cui il suo vantaggio era maggiore (cioè il vino, il delizioso Porto) per venderlo agli inglesi; mentre la Gran Bretagna aveva più interesse a specializzarsi nella produzione di lana, in cui il suo svantaggio era minore, e venderla ai portoghesi. 

    In altre parole, anche se un Paese può essere più efficiente nella produzione di entrambi i beni, il commercio resta vantaggioso per entrambi se si specializzano nel prodotto in cui il costo è comparativamente minore. Anche questa teoria contribuì (meglio se accompagnata da cannonate) ai successi dell’Occidente in mezzo mondo.

    Ultimamente, ci si è resi conto che la libertà di commercio deve essere temperata e ridiscussa su due punti fondamentali: valutare i costi ambientali del trasporto di merci da un capo all’altro del globo; e tener presenti i costi sociali in termini di sfruttamento di manodopera sottopagata o infantile. Su entrambi i punti le schermaglie a Ginevra rimangono all’ordine del giorno fra i membri dell’OMC, che quest’anno compie trent’anni di vita e rischia di essere scardinata dal Paese che l’ha tenuta a battesimo.

    Ciò detto, nessun economista serio ritiene che alzare barriere tariffarie sia una soluzione, salvo i casi in cui occorra proteggere le proprie “infant industries”: temporaneamente, però, finché non siano in grado di competere sui mercati senza il rischio di essere fagocitate da concorrenti potenti ed aggressivi. E’ il caso di specifiche produzioni in Paesi in Via di Sviluppo. Ma ignoravamo che gli Stati Uniti di Trump appartenessero alla categoria dei PVS… O forse è per questo che MAGA (Make America Great Again) è diventato il motto del presidente?

    Dunque gli Stati Uniti, benché rappresentino non oltre il 13% dell’economia globale, hanno deciso di alzare la voce contro l’87% del mondo. E non fanno distinzioni… Dio solo sa perché se la sono presa con Paesi come il Laos (103° nella lista dell’Onu in termini di ricchezza), tassando al 40% le sue magre esportazioni in America, a costo di ridurre in miseria parte della sua popolazione e renderla succube della Cina.

    E’ impressionante constatare la sordità di Trump a fronte dei moniti lanciati dai massimi economisti americani, inclusi i detentori di premi Nobel per l’Economia, tutti dediti a spiegare quale danno arrecherà all’economia degli Usa e del mondo la sua ossessione di voler tornare all’epoca pre-Keynes. Fra questi Nobel spiccava Lawrence Klein, defunto in tempo per non assistere all’arrivo di Trump alla Casa Bianca… Lui, giovane economista di sinistra perseguitato dal maccartismo fino a doversi rifugiare in Inghilterra, tornato in America si illustrò per i suoi modelli econometrici avveniristici (famoso il progetto LINK). La prestigiosa Wharton School della University of Pennsylvania lo volle presto come suo docente di massimo spicco.

    Il sottoscritto, lavorando a Filadelfia in quegli anni, ebbe modo di incontrarlo in più occasioni. Taciturno di natura, si illuminava quando si parlava dei suoi studenti, tra cui si contavano giovani italiani di valore. Si rabbuiava, invece, se si accennava a quei figli di papà che venivano ammessi e promossi grazie a sostanziose donazioni alla Scuola. Indimenticabile, tra questi, lo studente Donald Trump. Non era riuscito a guadagnarsi un Master, ma solo un misero Bachelor (undergraduate che non si nega a nessuno) – e con voti così bassi al punto, ora che è presidente, da diffidare chiunque oserà tirar fuori la sua pagella, sepolta negli archivi della Scuola. E’ il segreto fra i meglio custoditi d’America.

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    • Giuseppe Cassini
      Giuseppe Cassini
    dazi Donald Trump USA
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