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Abbiamo amato gli USA, pur con i suoi difetti e le sue colpe. Ora, con l’amministrazione Trump e le sue decisioni ingiuste e vergognose il sentimento più forte è il disgusto verso l’arbitrio e le provocazioni.

Il Wisconsin ha approvato una nuova legge per ridisegnare i confini dei distretti elettorali, riducendo il “gerrymandering”, pratica che favorisce un partito nella creazione dei collegi. Il governatore Tony Evers ha elogiato questa mossa, che rende il sistema più equo. Il Wisconsin è uno stato in bilico nelle elezioni presidenziali, ma a livello statale i repubblicani dominano grazie alla precedente manipolazione dei distretti. La nuova legge, accettata dai repubblicani per evitare un intervento peggiore della Corte Suprema statale, renderà le elezioni più competitive. Tuttavia, la pratica del gerrymandering è diffusa in molti altri stati americani, sia repubblicani che democratici, portando a una distorsione tra il voto popolare e la rappresentanza legislativa. Questo sistema riduce la competitività elettorale e favorisce candidati estremisti, come dimostrato dall’influenza di Trump nelle primarie repubblicane. Alcuni stati usano commissioni non-partisan per delineare i distretti, promuovendo una maggiore democrazia, ma nessuno dei due partiti sembra voler abbandonare il controllo sui collegi elettorali.

L’articolo critica la tendenza dei governi a utilizzare la forza militare come strumento politico, citando l’invasione della Crimea da parte di Putin e il recente conflitto tra Israele e Hamas. Si evidenzia come la rappresaglia israeliana, in risposta agli attacchi terroristici del 7 ottobre, abbia causato migliaia di vittime palestinesi, sollevando paragoni inquietanti con il passato. Il governo di Netanyahu è descritto come aggressivo, con l’appoggio di alleati estremisti, e si teme che la sua politica non porti a un Medio Oriente pacifico, ma piuttosto a un’escalation di violenza e vendetta. Il mito della soluzione “due popoli, due stati” sembra ormai accantonato, con la guerra che torna a essere vista come un mezzo accettabile per risolvere i conflitti.