Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Livio correrai anche in cielo?

    Agosto 10, 2026

    Il tempo dietro la polvere

    Agosto 7, 2026

    L’inferno a terra: lo Stato calpesta la dignità delle persone

    Agosto 7, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    12 Agosto 2026 - mercoledì
    Facebook Instagram LinkedIn
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Culture
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Il cinema raccontato (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
      • Immagini ed emozioni
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Mondo»Leone XIV in viaggio in Medio Oriente: non c’è alternativa ai due Stati per due popoli
    Mondo

    Leone XIV in viaggio in Medio Oriente: non c’è alternativa ai due Stati per due popoli

    Gaetano PergamoDi Gaetano PergamoDicembre 20, 202512 VisualizzazioniLettura 5 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Il primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV non poteva essere più significativo e carico di messaggi. Quello in Turchia e in Libano, in occasione della ricorrenza dei 1700 anni del Concilio di Nicea, si è svolto all’insegna di una forte dimensione ecumenica, ma è stato declinato anche lungo i molteplici sentieri dell’attualità vista dalla Chiesa. Un viaggio scandito dalla necessità del dialogo interreligioso, che interroga l’unità tra i cristiani delle diverse confessioni, del richiamo alla vicinanza e alla condivisione di nuove tappe di avvicinamento, nel segno dei costruttori di pace, vibrante filo conduttore di questi primi sette mesi di pontificato.

    La missione è andata nel segno del predecessore, che l’aveva progettata ed agognata, come realizzazione di un appello ininterrotto alla pacificazione e al silenziare le armi, alla fraternità e al sostegno alle cause umanitarie in Medio Oriente, in Cisgiordania, nella striscia di Gaza e in Libano, durato l’intero arco dei 12 anni di pontificato di Papa Bergoglio.

    È in questo solco che si è inserito il viaggio di Leone XIV, prevalentemente orientato al confronto religioso ma che lascia un’impronta politica potente, a riaffermare l’inderogabilità del cammino della pace tra i popoli che vivono in terra santa, la fine delle occupazioni e delle violenze e dei crimini indiscriminati, sostanziando una volta di più, al livello più alto, la continuità politica più volte espressa dalla Santa Sede, in linea con le Risoluzioni ONU, ossia dei due Stati per i due popoli. Da ultimo era stato il Cardinale Pietro Parolin, nel momento più drammatico e tragico del periodo genocidario perpetrato contro il popolo palestinese, a indicare, senza alcun’altra variabile, la soluzione dei due Stati. Che lo abbia ribadito, sul volo da Istanbul a Beirut, di fronte alle telecamere di tutto il mondo, il Sommo Pontefice di quella Chiesa che in quei territori affonda le sue radici e l’intera narrazione sacra, mette il mondo ebraico di fronte alla traiettoria del suo destino, nel quadro di una soluzione  calata nell’ambito di una relazione amica del popolo di Israele, spingendo in un angolo Netanyahu e il suo Governo segregazionista, accrescendone ulteriormente l’isolamento internazionale.

    Il Papa dice chiaramente che quella dei due Stati è la sola condizione perché il popolo d’Israele possa vivere in pace nella terra degli avi, e lo dice con l’amara consapevolezza (…sappiamo tutti che in questo momento Israele ancora non accetta questa soluzione…), che questo obiettivo è tanto naturale per la Chiesa di Roma quanto negato e contrastato dall’attuale esecutivo di Tel Aviv. Lo dice premurandosi di sottolineare che lo sospinge lo spirito d’amicizia dell’intero mondo cattolico per i cittadini di Israele. E dice questo appena tre mesi dopo aver ricevuto in Vaticano il Presidente israeliano Herzog, lo stesso che disertò il sagrato di San Pietro e fece cancellare i telegrammi di condoglianze di alcune rappresentanze diplomatiche israeliane per la scomparsa di Papa Francesco. L’eco di quel colloquio evidentemente ispira le parole di Papa Prevost. La spontaneità e il candore della risposta offerta ai giornalisti che lo accompagnano confermano- semmai ce ne fosse stato bisogno- che le tessere della tela della diplomazia vaticana sono sempre nel solco dell’inclusione, della condivisione, di quell’ecumenismo misericordioso che tiene insieme i destini di ebrei e palestinesi. E suonano, da un lato, come condanna verso quel sionismo messianico che persegue l’obiettivo della Grande Israele, che si sovrappone ai lineamenti dello Stato di Giudea immaginato dai coloni religiosi della Cisgiordania, uno Stato fondato sulla volontà di deportazione del popolo palestinese e sulla negazione dei suoi diritti; e dall’altro, come indicazione di necessaria convivenza per costruire un percorso capace di garantire un futuro alle nuove generazioni di ebrei nella loro terra. Oltre Netanyahu, dopo Netanyahu.

    Un’analisi lucida, che travalica l’ecumenismo tradizionale e restituisce, dal nostro punto di vista, una situazione di reale e oggettiva difficoltà dello Stato ebraico, desumibile da diversi fattori: la spaccatura interna alla società israeliana, tra laici e ortodossi e tra coloni e urbanizzati; lo scivolamento verso l’autoritarismo; il crescente isolamento internazionale; il consolidarsi di sanzioni penalizzanti adottate a diversi livelli; la percezione di un percorso irreversibile dal sionismo originario verso il colonialismo, il razzismo e infine verso l’ apartheid, che ipoteca gravemente, agli occhi del mondo, i profili di democraticità dell’attuale regime israeliano; l’abbandono, dal 7 ottobre in poi, di più di mezzo milione di ebrei israeliani che sono emigrati; l’allentamento dei legami degli ebrei della diaspora. Tutto ciò, a fronte di una popolazione palestinese- a dispetto delle stragi- straordinariamente giovane, sia nella striscia di Gaza che in Cisgiordania, (secondo uno studio il 71% ha meno di 29 anni, cfr. “La fine di Israele”, Ilan Pappé, Fazi editori) radicalmente motivata e intenzionata alla resistenza; di una diffusione nel mondo senza precedenti di movimenti pro Pal; di un’ampia e diffusa adesione alla causa palestinese in ambito Onu; della crescita del protagonismo arabo nei diversi scacchieri strategici.

    In conclusione, si delineano all’orizzonte un insieme di fattori che dovrebbero indurre la dirigenza dello Stato ebraico a costruire anziché demolire condizioni di convivenza. A ricercare il dialogo invece di fomentare vendette. Partendo dal cosiddetto piano Trump, redatto con un occhio speciale alle ragioni e agli interessi israeliani, che tra mille difficoltà continua a garantire il cessate il fuoco. Agevolare la fase due di quel piano e avviare un processo di ricostruzione civile ed economico può essere l’ultima occasione per un nuovo corso in terra santa, accompagnato, oltre che dalle forze indicate, dalla presenza storica del Vaticano che può e vuole continuare ad essere il punto di riferimento fra le parti, esercitando il proprio magistero con equilibrio nel segno della “giustizia per tutti” per costruire una nuova stagione.

    Autore

    • Gaetano Pergamo
      Gaetano Pergamo
    apartheid Cardinale Parolin Cisgiordania coloni in Cisgiordania Concilio di Nicea crimini indiscriminati dialogo interreligioso diaspora ebraica diplomazia vaticana due Stati per due popoli ecumenismo Gaza governo israeliano isolamento internazionale Israele Leone XIV Libano Netanyahu occupazioni pace Palestina Papa Francesco Papa Prevost piano Trump ricostruzione Risoluzioni ONU sionismo messianico Terra Santa Turchia Vaticano viaggio apostolico
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Midterm: tre mesi al voto, opposti estremismi penalizzano democratici e repubblicani

    Agosto 5, 2026

    Ceuta, perché e per chi?

    Agosto 5, 2026

    Nazionalismo 2.0, incontro con il professor Sergio Fabbrini

    Luglio 27, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026296

    Il caso Roggero e il rischio di trasformare il trauma in archetipo

    Luglio 31, 2026229

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026226

    Ce n’est qu’un debut, continuons le combat

    Maggio 20, 2024197
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sport
    Lettura 2 min.

    Livio correrai anche in cielo?

    Di Piero SandulliAgosto 10, 202628

    Ci ha lasciato Livio Berruti. Era diventato, nell’immaginario collettivo della mia generazione, il simbolo delle…

    Il tempo dietro la polvere

    Agosto 7, 2026

    L’inferno a terra: lo Stato calpesta la dignità delle persone

    Agosto 7, 2026

    Centodue anni fa il delitto Matteotti. “L’Intrigo” di Giancarlo Infante svela i retroscena

    Agosto 7, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito giornale è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram LinkedIn
    ULTIMI ARTICOLI

    Livio correrai anche in cielo?

    Agosto 10, 2026

    Il tempo dietro la polvere

    Agosto 7, 2026

    L’inferno a terra: lo Stato calpesta la dignità delle persone

    Agosto 7, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • La governance del sito giornale TUTTI Europa ventitrenta
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • L’Associazione
    • Indirizzo Socio Politico Culturale
    • Cambio di passo
    • Guida per le autrici e gli autori
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?