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Author: Daniele Poto
Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.
Se la politica fosse creata da aspiranti statisti ci sarebbe una riflessione generale sul grande tasso di assenteismo alle urne. Fenomeno che sarà ribadito anche nella prossima tornata elettorale. Ma, ancora una volta di più nella confusa suburra del marketing per assicurarsi il voto, nessuno dei partiti in lizza formula un’analisi che potrebbe anche essere pro domo sua perché, al di là dei sondaggi, c’è un 40/50% di cittadini che non andrà a votare o non sa per chi votare. Dunque il primo partito italiano è quello dei “non so”. Ma di fronte a questa astensione di massa, a questa…
Come guidano gli italiani nell’anno di grazia 2022? Può sembrare una domanda banale ma il comportamento al volante rappresenta una perfetta chiave di lettura antropologica, più efficace di tanta sociologia. Si può affermare che il prototipo medio è cinico e auto-referenziale, con una nota di maschilismo accentuato che sottolinea come al contrario le donne siano più rispettose del codice della strada. Ricordate il vecchio detto: “Donna al volante pericolo costante”? Consacrato luogo comune a prova di distinguo gender. Evaporato ormai l’effetto deterrente dei punti di penalizzazione per le infrazioni commesse (oggi puoi tranquillamente incrociare una rarissima auto dei vigili urbani…
Se ne va una colonna portante del giornalismo del ‘900 alla bella età di 98 anni. Forse adottando l’adagio poetico “Confesso che ho vissuto”. Di Eugenio Scalfari rimarrà il ricordo di grandi capacità di organizzazione editoriale con la creazione di quello che sembrava una vera e propria azzardata sfida al Corriere della Sera nell’agone di una sfida tensiva con la borghesia italiana attraverso una testata che doveva riassumere il progressismo montante negli anni delle polemiche sul divorzio, sull’aborto, nel coacervo delle grandi battaglie civili della stampa italiana. Ora che Repubblica ha perso la propria carica innovativa si può misurare quanto…
Le statistiche sulla lettura nel tempo della pandemia ci consegnano un’Italia imbozzolata in antiche abitudini. Poco meno del 50% degli italiani legge almeno un libro all’anno, nettamente al disotto delle medie dei Paesi leader dell’Unione Europea (Francia, Germania). Però, in controtendenza, la vendita ed il fatturato dei libri si è innalzato nell’ultimo biennio. La conclusione statistica è ovvia e non sorprendente. Durante il lockdown e dintorni i lettori forti sono diventati sempre più agguerriti, comprando e leggendo di più di prima. I non lettori sono invece una popolazione stabile, annoiata, che si è buttata sulle serie televisive e sugli spritz,…
L’umanità globale è stata attraversata da eventi la cui portata, per quantità e qualità, non ha pari probabilmente dalla fine della Seconda guerra mondiale. 77 anni densi di eventi ma per incidenza probabilmente nessuno pari al combinato disposto del Covid e dello scatenamento di una guerra sul suolo europeo. Due vicende aperte di cui al momento, nonostante varie e diverse previsioni, non si vede la fine. Non sembri azzardato e irriverente l’accostamento ma di fronte a questi potenti scossoni collettivi c’è un’abitudine italiana che persiste invariata, verrebbe da dire nei secoli nei secoli, senza lasciar intravedere alcuna forma di possibile cambiamento.…
Dentro l’Europa. Ma anche fuori. Una strana sensazione di sgomento coglie il cittadino del vecchio continente quando si trova a ragionare sulle speranze di Ventotene, sui primi vagiti di intesa europea, pensando ai padri storici dell’idea. E misurando gli scarsi risultati attuali. Valutati su questioni pratiche. Come l’assenza di forze collettive europee in grado di porsi come alternativa alla Nato in caso di provocazioni belliche, come quella attuata dalla Russia nei confronti dell’Ucraina. Nonostante un gran chiacchierare della politica sulla costituzione di un corpo militare di pura difesa europea, nulla si è fatto in concreto per la sua creazione. E…
Nel merito si può ancora legittimamente parlare di libertà di stampa in Italia? O questa esigenza di esistenza in vita è fortemente legata al tema della democrazia reale: esercitata legittimamente o simulacro di un tema ideale? Il dubbio non è peregrino perché si potranno anche criticare i criteri statistici utilizzati da Reporter sans frontières ma è un dato di fatto che l’Italia nella graduatoria del 2022 ristagna al 58esimo rango, perdendo 17 posizioni in un anno. Qui le posizioni di merito del G 8 o del G 20 vengono ridimensionate in un alveo di mediocrità. E fa una certa impressione…
Gli strani casi delle democrazie liberali. L’autoreferenziale concetto di una stampa libera in uno Stato liberale barcolla quando viene cassato dai palinsesti un programma e non in ragione degli indici di ascolto (eccellenti) ma per una sorta di censura calata dall’alto. I prodromi della mannaia su Carta Bianca, piccola oasi a misura di Berlinguer, erano stati annunciati dall’amministratore delegato Fuortes con una riflessione pubblica sul futuro problematico dei talk show. Uscita strumentale, corroborata da una chiamata a Palazzo Chigi, da un giro di vite istituzionale e dal successivo ufficializzato provvedimento. Censura da destra o da sinistra? C’è una differenza sostanziale…
Come pensereste che potrebbe rispondere un cittadino romano all’ipotetico sondaggio che gli ponesse ex abrupto questa domanda: «La Roma di Gualtieri ti sembra migliore della Roma di Raggi?». Intuitivamente e empiricamente credo che la maggioranza risponderebbe di non trovare alcuna differenza. Bisogna concedere molte attenuanti al nuovo sindaco, partendo dalla forse cinica osservazione che Roma forse è irredimibile, che le concrezioni corruttive, le distorsioni negli appalti, il combinato disposto dell’incrocio mafia/colletti bianchi, ha reso ingestibile il Governo della Città. Ma di certo l’effetto “cento giorni” non si è visto. Il nuovo sindaco aveva promesso una città pulita per Natale ma…
La curiosa uscita del premier Draghi (“Volete la pace o i condizionatori?”) oltre a contenere un ossimoro consente uno scandaglio quasi psicanalitico che va ben al di là delle parole polemicamente pronunciate in risposta a una domanda di un giornalista de ‘Il Fatto’. Sarebbe buona regola non rispondere a una domanda con un ulteriore quesito ma tant’è! Appare evidente che in una sorta di transfer Draghi mentre nominava la pace pensava alla guerra. È forse caduto nella sindrome di Putin (“Non è una guerra ma un’operazione strategica di pace”)? Non crediamo. Ma la frase avrebbe avuto una maggiore consequenzialità logica…

