Iscriviti alla Newsletter
Non perdere più nessun articolo
Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
Autore: Daniele Poto
Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.
Il digitale migliora la società. Un ragionamento secco, tutto da verificare. Ma è più comodo per gli utenti? Sarà nota a tutti l’abituale scena alle Poste o in Banca dei computer che si bloccano per difetto di sistema (o, al limite, per l’intervento di hacker). La ripresa del servizio è lenta, faticosa, debilitante dove l’intervento umano di una volta, diciamo pure artigianale, avrebbe rimediato in breve tempo all’impasse. In questo caso invece la palla passa ai server e dunque massima calma e aspettare. Così, parallelamente, complice la pandemia (che a volte diventa una scusa e una scorciatoia) vengono progressivamente eliminate…
La marcia della pace di Roma ha dimostrato il 5 novembre scorso che c’è un’Italia antropologicamente diversa. Che crede ancora nel pacifismo senza “se” e senza “ma”. Senza i sofismi che vengono dalle contestazioni di chi taccia di pressapochismo e qualunquismo una dimostrazione di piazza che pretende il tavolo della trattativa e ripudia l’uso delle armi, in omogeneità con quanto scritto e iscritto nella Costituzione italiana. Piazza San Giovanni non riusciva a contenere questo popolo civile che non nominava Putin e Zelenski, ma rispondeva a centinaia di sigle della società civile e che con ogni probabilità non corrispondeva all’attuale assetto…
Il biglietto da visita del Governo Meloni? Certo, il contante “rialzato” a 10.000 euro, l’editto contro i rave party. Ma c’è qualcosa di più strisciante che s’insinua nella terminologia ed è lo specchio di una diversa ideologia e di un tentativo di invertire la tendenza rispetto ai presunti deviazionismi di una sinistra, per la verità mai realmente al potere (neanche ai tempi di Berlinguer). E allora si riaffaccia subdola e suadente, la parola “merito”. Come se la sua semplice evocazione, anche nella definizione di un Ministero, avesse il potere di cancellare l’abominio della stasi dell’ascensore sociale. Constatiamo l’immobilità e la…
Il populismo? Fateci caso, nella polemica elettoralistica, è sempre quello degli altri. Chi legittimamente può arrogarsi la patente di anti-populista nell’attuale arco parlamentare? Forse solo un soggetto fuori dalla mischia. Come Monti, come Draghi anche se bisogna ricordare che il primo varò un proprio partito, naufragato alla prima prova elettorale. Bisogna prendere atto che la politica è cambiata e che la salsa populista è in voga da quando una visione prospettiva propria dello statista è stata trasformata nel marketing delle promesse irrealizzabili in cui la ragione sociale del partito è saldata alla personalità del leader. Dunque teoricamente più carisma e…
C’è il rischio di essere radical chic se scriviamo che le reti Mediaset di coniazione berlusconiana hanno abbandonato una pur minima idea di pubblica utilità, stile e decoro abbracciando il trend dell’intrattenimento più infimo? Ebbene, in nome delle rituali stroncature correremo questo rischio. Vi ricordate quando Massimo D’Alema in odore di bicamerale affermava che «Le reti Fininvest erano degno patrimonio del Paese». Non erano tempi molti diversi da quelli in cui Veltroni non nominava Berlusconi ma lo evocava come «il leader del partito avverso», precisando di non essere mai stato comunista. Nel Paese delle abiure forse qualcosa è cambiato. E…
Non siamo facili profeti ma profeti banali se affermiamo con buona dose di certezza che il primo partito nelle prossime elezioni del 25 settembre sarà quello degli astenuti. Probabilmente a questa folta legione (un 40-45% per cento che schiaccia la maggioranza relativa attribuita nei sondaggi alle Meloni) sarà infoltita dal solo partito degli indecisi, più facilmente indotti a disertare le urne che a turarsi il naso e a votare lo schieramento giudicato meno nocivo. L’astensionismo è una pericolosa deriva della democrazia contro cui non funziona un antidoto potenzialmente convincente: «Se nessuno voterà in futuro il nostro destino sarà deciso dall’unico…
Favorita dalla pandemia, dalle passeggiate, spesso insensate, magari per portare a spasso pretestuosamente il cane (vedi lockdown), in Italia è scoppiata la moda del camminare, di un walking che se impostato a velocità ragguardevole può anche far dimagrire. Su questa tendenza 2020-2021, si è sviluppata la moltiplicazione su scala esagerata dei Cammini, vaghe imitazioni del Cammino di Santiago, traccia su cui si sono buttate a pesce le solo teoricamente disciolte Province, i Comuni, le Regioni, le aziende di soggiorno, le aziende di promozione turistica. Ma Santiago rimane un exemplum unico e inimitabile. Per il prestigio acquisito nel corso dei decenni,…
Se la politica fosse creata da aspiranti statisti ci sarebbe una riflessione generale sul grande tasso di assenteismo alle urne. Fenomeno che sarà ribadito anche nella prossima tornata elettorale. Ma, ancora una volta di più nella confusa suburra del marketing per assicurarsi il voto, nessuno dei partiti in lizza formula un’analisi che potrebbe anche essere pro domo sua perché, al di là dei sondaggi, c’è un 40/50% di cittadini che non andrà a votare o non sa per chi votare. Dunque il primo partito italiano è quello dei “non so”. Ma di fronte a questa astensione di massa, a questa…
Come guidano gli italiani nell’anno di grazia 2022? Può sembrare una domanda banale ma il comportamento al volante rappresenta una perfetta chiave di lettura antropologica, più efficace di tanta sociologia. Si può affermare che il prototipo medio è cinico e auto-referenziale, con una nota di maschilismo accentuato che sottolinea come al contrario le donne siano più rispettose del codice della strada. Ricordate il vecchio detto: “Donna al volante pericolo costante”? Consacrato luogo comune a prova di distinguo gender. Evaporato ormai l’effetto deterrente dei punti di penalizzazione per le infrazioni commesse (oggi puoi tranquillamente incrociare una rarissima auto dei vigili urbani…
Se ne va una colonna portante del giornalismo del ‘900 alla bella età di 98 anni. Forse adottando l’adagio poetico “Confesso che ho vissuto”. Di Eugenio Scalfari rimarrà il ricordo di grandi capacità di organizzazione editoriale con la creazione di quello che sembrava una vera e propria azzardata sfida al Corriere della Sera nell’agone di una sfida tensiva con la borghesia italiana attraverso una testata che doveva riassumere il progressismo montante negli anni delle polemiche sul divorzio, sull’aborto, nel coacervo delle grandi battaglie civili della stampa italiana. Ora che Repubblica ha perso la propria carica innovativa si può misurare quanto…

