Author: Daniele Poto

Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

La politica, si sa, oggi è marketing. Annunci raramente tramutati in realtà. Ma sulle pensioni la demagogia elettorale ha toccato picchi inauditi. Avete presente la riforma Fornero, quella che destabilizzò completamente il mondo del sindacato e del lavoro, con un salto quasi quantico di 5 anni per il collocamento a riposo? Beh, tutti gli avvisi di smantellamento di quel discusso provvedimento legislativo, adombrati dalla Lega, sono finiti sostanzialmente nel vuoto. E l’abisso che viene evocato è quello dell’impossibilità di mantenere un rapporto sostenibile tra il numero dei lavoratori e quello dei pensionati, pena il tracollo dello Stato che già fa…

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Ai primi bruschi scossoni dell’equilibrio internazionale, ventilati e messi in parte in pratica da Trump, l’Italia riscopre la propria vocazione filo-atlantica, per la verità mai abbandonata dal 1945 in avanti. La mancanza di autonomia nelle scelte riflette una fedeltà assoluta che non è della Francia, che non è della Germania ma che imita l’ imbarazzante dipendenza dall’Inghilterra versione brexit. Più America meno Europa nella vocazione intrinseca del Governo Meloni, nonostante che la versione di facciata possa apparire diversa. Così l’Italia non si associa alla protesta daziaria che è di altre nazioni, molte europee. Lo scudo dell’Aja non viene approvato dall’Italia.…

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Il comunismo è morto, il turbo-capitalismo ha i suoi problemi e anche la satira non se la passa proprio bene. Parafrasando Groucho Marx lo sguardo sull’esistente non è incoraggiante. E nel mondo globale dove i riflessi di un albero tagliato in Amazzonia si riverberano anche in Lucania, l’avvento di Trump certo non è un buon antidoto. Così negli USA una vignettista del Washington Post viene censurata mentre l’anniversario dell’attentato terroristico a Charlie Hebdo (dieci anni fa) passa nel quasi totale silenzioso anonimato. La satira non ha bisogno di gabbie né di censure. Non può esistere per definizione una satira ripiegata…

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Non è il caso di infierire sui clamorosi ritardi nella conclusione delle opere previste per il Giubileo 2025. A settembre ne risultavano ultimate solo quattro e la volata finale è servita, in alcuni casi fuori tempo massimo, per euforizzare i media con il sottopasso di Piazza Pia, concluso, quello sì, a tempo di record perché necessario vista la contiguità con il polmone pulsante dell’evento, ovvero Piazza San Pietro. La photopportunity di Gualtieri con il caschetto non cancella le magagne id un’improvvisata volata finale. Inoltre, nelle opere previste e quelle già concluse, nel generale rinvio di molti cantieri a babbo morto,…

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Difficile trovare un argomento di discussione in cui interlocutori così diversi da talk show siano tutti d’accordo. Quello che accomuna Cacciari, Mieli, Porro e Padellaro è ritenere che la democrazia in Romania sia stata sospesa. Parliamo di un Paese di fresca adesione all’Unione Europea, entrato, non a caso, da pochi giorni nella legislazione di Schengen di libera frontiera continentale. Il diktat della Corte Costituzionale che ha annullato il primo turno elettorale che decretava l’inaspettato successo del Carneade Georgescu con il 22,6 per cento dei suffragi è un inaudito nella storia del dopoguerra e si presta a censure e obiezioni. Vogliamo…

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Le necessità dell’appalto con bando per il Festival di Sanremo sembra l’ennesima tegola sul collo per il miserevole stato della musica italiana. Gli indicatori sono sul piatto. Basti leggere i dischi più ascoltati nel corso del 2024 su Spotify che è il più credibile juke-box/contenitore della musica nostrana  per valutare l’indice di gradimento. Al primo posto compare Geolier con un pezzo dimenticabilissimo. Geolier è quel corpulento cantante napoletano che, per mascherare la propria abituale stonatura, si serve dell’ autotune, una sorta di play back del terzo millennio. Un vero e proprio inganno per il pubblico pagante. Così può replicare indisturbato…

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Uno statista dovrebbe guardare al futuro di un paese e progettarlo per tempo. L’Italia, invece, è piena di operatori di un marketing politico che guardano al massimo al giorno dopo. Ecco perché, sul drammatico calo demografico della popolazione, invece di impiantare un serio e programmatico studio, la risposta è la messa al bando dei migranti “che ci portano via il lavoro”. Contraddizione evidente. Risposta incongrua e paradossale. Così quest’Italia, dalle finanziarie misere, perde di vista gli obiettivi primari e a lunga gittata. Un dato illuminante: in 13 anni 550 mila giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato…

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Questa Roma impreparata a tutto “festeggia” (si fa per dire) i tre anni di reggenza del sindaco Gualtieri e si chiede: “Ma c’era? Ma cosa ha fatto? Che segni ha lasciato?”. Cuore di popolo, perché per i quotidiani romani, complici gli affari in itinere (soprattutto metropolitana e nuovo stadio della Roma), “va tutto bene madama la marchesa”. Così, con il senno di poi, si trova ancora chi rimpiange la mancata nomination per ospitare l’Olimpiade del 2024, che peraltro avrebbe visto Roma in netto svantaggio rispetto alla candidatura di Parigi. Un segno evidente della velleitarietà del proposito è mostrato dalla preparazione…

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Il testo esamina la situazione dell’Italia, descritta come una nazione dalla sovranità limitata, influenzata da vincoli interni ed esterni che impediscono una piena autonomia politica. Tra i principali ostacoli, si citano il debito pubblico, la corruzione, le mafie e l’evasione fiscale, ma anche l’influenza storica dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale, come dimostra la presenza delle basi NATO sul territorio italiano.

Inoltre, l’adesione all’Unione Europea e l’introduzione dell’euro sono percepite come ulteriori limiti, con l’Italia costretta a seguire direttive europee con ridotti margini di manovra politica, soprattutto su questioni come la gestione dei migranti. La delusione nei confronti dell’UE è rafforzata dalla sua incapacità di promuovere pace e sicurezza, come dimostrato dal conflitto in Ucraina.

Infine, l’influenza delle multinazionali, come BlackRock, viene vista come un ulteriore fattore che riduce la sovranità economica del paese. In questo contesto, l’idea di un’Italia pienamente indipendente appare illusoria, con i governi costretti a confrontarsi con poteri più grandi che ne condizionano le scelte politiche ed economiche.

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La televisione italiana è dominata da format obsoleti, come i talk show, che non rispondono più agli interessi del pubblico. Con l’aumento dell’indifferenza politica e la perdita di centralità della discussione pubblica, programmi come *Porta a Porta* e altri talk politici soffrono di ripetitività e lunghezza eccessiva, alienando l’audience. Gli italiani, non più elettori, cercano invece contenuti legati alla realtà immediata, come la cronaca nera di *Chi l’ha visto?* o *Quarto Grado*. I format televisivi dovrebbero quindi aggiornarsi e offrire intrattenimento intelligente, seguendo esempi brillanti del passato come i programmi di Renzo Arbore o gli show di Roberto Benigni. Al contrario, i dibattiti politici televisivi seguono una logica preconfezionata e binaria tra governo e opposizione, risultando prevedibili e noiosi. La televisione deve reinventarsi, riorientando i contenuti verso ciò che davvero cattura l’interesse del pubblico, piuttosto che insistere su format ormai superati.

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