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Autore: Daniele Poto
Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.
La televisione italiana è dominata da format obsoleti, come i talk show, che non rispondono più agli interessi del pubblico. Con l’aumento dell’indifferenza politica e la perdita di centralità della discussione pubblica, programmi come *Porta a Porta* e altri talk politici soffrono di ripetitività e lunghezza eccessiva, alienando l’audience. Gli italiani, non più elettori, cercano invece contenuti legati alla realtà immediata, come la cronaca nera di *Chi l’ha visto?* o *Quarto Grado*. I format televisivi dovrebbero quindi aggiornarsi e offrire intrattenimento intelligente, seguendo esempi brillanti del passato come i programmi di Renzo Arbore o gli show di Roberto Benigni. Al contrario, i dibattiti politici televisivi seguono una logica preconfezionata e binaria tra governo e opposizione, risultando prevedibili e noiosi. La televisione deve reinventarsi, riorientando i contenuti verso ciò che davvero cattura l’interesse del pubblico, piuttosto che insistere su format ormai superati.
“La Boccia ha fatto di più contro questo Governo di quanto non abbiano fatto due anni di opposizione”. Non è solo una boutade ma contiene un profondo quanto sardonico profumo di verità la considerazione sul deflagrante sommovimento prodotto dalle azioni della Circe napoletana. Suoi risultati sotto l’occhio di tutti? Aver costretto alle dimissioni l’incauto Ministro Sangiuliano, aver costretto nel ruolo di Erinni le tante donne furiose per la sua intraprendenza (Giorgia Meloni, Arianna Meloni, la moglie di Sangiuliano); l’aver costretto la destra a rivelare le proprie fragilità dongiovannesche e la propria penetrabilità (v. anche Ministro Lollobrigida). Così le dichiarazioni a…
Un curioso rispetto preserva il giudizio critico sulla gestione di Gualtieri, sindaco di Roma. Improbabile, al di là di meriti e demeriti, il confronto con la Raggi, abituale bersaglio dei detrattori più incalliti. Invece Gualtieri è messo tra parentesi come se gli irrisolti cronici problemi di Roma (rifiuti, traffico, scarsa manutenzione, odissea Giubileo) fossero attribuibili ad altri personaggi. Una delle più bizzarre trovate dell’attuale primo cittadino, laureato in storia, è la formula della città in quindici minuti, slogan e ricetta non originale, copiata da analoghe esperienze estere (soprattutto inglesi). Leggiamo sul sito di Roma capitale l’enunciazione della proposta. “La città…
Evitando giudizi trionfalistici (abbasso la grandeur francese!), Parigi 2024 va in archivio con una sontuosa promozione sotto l’aspetto organizzativo. Nonostante la friabile sostenibilità politica del Paese, i cugini transalpini hanno riempito stadi e luoghi di gara con un costante tutto esaurito. Un messaggio indotto per chi ancora rimpiange la mancata organizzazione dell’evento a Roma, dimenticando che sarebbe stata solo una candidatura, destinata a cozzare, appunto, contro Parigi in una città che è in ritardo per tutte le scadenze del Giubileo 2025, segno di una cronica insipienza istituzionale. Come se la brillante prova di Parigi ridestasse nostalgici orgogli sopiti per una…
Vacanze intelligenti è uno squisito ossimoro che deve essere stato antropologicamente inventato nell’Italia del post-boom, quando fioccavano linee dritte su un’ininterrotta linea di progresso. Insomma, tutto ben prima del terrorismo, dello spettro del cambiamento climatico, della stessa inimmaginabile Meloni. L’intelligenza, difatti, è negata per definizione alla programmazione di una vacanza in agosto, mese che riassume nel peggio l’anti-genio italico. Nonostante ingenui tentativi di cambiamento, infatti, gli italiani, nonostante la definizione coerente di Paese post-industriale, continuano imperterriti ad andare in vacanza ad agosto. Sfidando maggiorazioni da codice penale, code in autostrada, aeroporti che sono bivacchi, stazioni ferroviarie dove il tabellone non…
I margini per una reale libertà di stampa si fanno più stretti in Italia, un Paese dove lo stato sociale rischia di trasformarsi in uno stato penale. Episodi da Minculpop dove, con l’ironia dei paragoni, si potrebbe giudicare di più elevata competenza e statura intellettuale un Bottai rispetto al Ministro Sangiuliano, classico esempio di restauratore e reinventore di una molto presunta cultura di destra. Ma le mosse d’accerchiamento fanno parte di un processo di riappropriazione più vasto e insidioso che parte dai recenti provvedimenti legislativi sulla giustizia. Un Ministro che sfoga il suo livore contro i magistrati (il suo campo…
Per togliere un senso a una cosa che il senso non ce l’ha più (parafrasi di Vasco Rossi), i maggiorenti del Pd (immaginiamo su prodiga imbeccata di Lady Schlein) hanno deciso di togliere la lettera A alla Festa dell’Unità. Pensavano che l’ondata di politicamente corretto, di rilettura della grammatica, del mainstream della schwa e dell’imposizione della cultura LGBT si fosse esaurita e invece, come un’anomala intempestiva onda di ritorno, ecco la sottrazione lessicale che si abbatte, come ulteriore scorno, a una manifestazione che non solo ha perso forza ma che ora è più obsoleta del Pala Cavicchi o dell’Orchestra Casadei.…
Il Governo è impantanato in una riforma della Giustizia che presume di risolvere il problema con una specifica sul ruolo dei magistrati. Che, guarda caso, era quella prevista dal gran capo della P2 Licio Gelli. Il grande tradimento costituzionale è in realtà la rimozione dell’avviso “La Giustizia è eguale per tutti” con la derubricazione della lettera maiuscola. Rileggibile come “la giustizia non è eguale per tutti ed è perdente anche per chi vince le cause”. Per non rimanere in un vago pistolotto ideologico mi sfogo con gli episodi personali. Dai due lati di un’aula di giustizia, accusato o accusando. Sono…
La prescrittività sembra il marchio di fabbrica dei nostri tempi. E sotto questa insegna possono essere tranquillamente arruolate le giornate dedicate, data per data, settimana per settimana, mese per mese. Badate bene, più che un calendario è una jungla in cui si sgomita per un posto al sole, un riconoscimento, né più né meno di quanto avviene per l’inclusione nei “Borghi più belli d’Italia. Buffo è che questo mood va a sommarsi a una congerie indiscriminata e confusa di imprescindibili doveri con gli anniversari dei personaggi famosi. Celebrazione dell’anno di nascita, del giorno della morte, persino della data di uscita…
L’illibertà di stampa è il revanscistico progetto del Governo in carica di pescare dal fondo del barile un’idea, sia pure vaga, di cultura di destra, stroncando quella che considerano l’egemonia tradizionale della sinistra. Ecco perché dal giorno dell’insediamento in avanti, Giorgia Meloni ha piazzato, secondo la logica di uno spoil system esasperato, un corteo di fedelissimi nei posti chiave di quella che viene considerata una cultura alta, puntando nelle nomine alla Rai su fedeli scherani. Un enorme senso di frustrazione permea questo modesto prototipo di “presunto rinascimento di destra”. Se la riconferma di Giordano Bruno Guerri al Vittoriale dannunziano appare…

