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    Home»Uomini e capre»Lo scaltro professore e la cattiva giornalista
    Uomini e capre

    Lo scaltro professore e la cattiva giornalista

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaSettembre 20, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Come avevo già detto più volte nelle riunioni del nostro comitato editoriale, non volevo più parlare della guerra in Ucraina, per non aggiungermi ad una pletora di opinioni di tutti i tipi, che creano essenzialmente grande confusione.

    Alessandro Orsini by Internaz under CC BY-NC-SA 2.0.

    Però gli ultimi due interventi dell’ormai famoso professor Orsini, nella trasmissione Carta Bianca, mi hanno nuovamente rattristato, non perché Orsini sia antipatico o impreparato, ma per la decadenza della nostra informazione. Deve essere subito chiarito che ritengo il professore una persona seria, uno studioso degno di stima ed attenzione. Il problema non sono i suoi studi o le sue idee, ma la totale assenza delle più banali domande da parte di Bianca Berlinguer, che pensavo invece capace di fare un giornalismo serio. Si chiama un esperto in una trasmissione TV perché si intende ottenere informazione ed approfondimento. Cosa ha detto Orsini? Cercherò di riferire quello che ho capito, anche se devo farlo sinteticamente. Del resto chiunque può rivedere le due puntate di Carta Bianca, alle quali mi riferisco.

    Ha detto in primo luogo che l’invasione dell’Ucraina era prevedibile. Ma questa, come tutti capiscono, è soltanto un’ipotesi. Per quanto se ne sapeva allora, Putin si sarebbe tranquillamente potuto limitare a qualche altra manifestazione muscolare, come esercitazioni militari, attacchi mediatici agli USA e all’Europa (vedi Xi Jinping con Taiwan), richiesta di incontri urgenti con i capi di Stato occidentali etc. Del resto Putin sapeva benissimo che l’allargamento del numero dei paesi Nato non significava affatto che stessero preparando una aggressione contro la Russia. E anche Orsini sa benissimo che non c’era nessun progetto di fare entrare l’Ucraina nella Nato.

    Dunque la previsione di Orsini era soltanto un’ipotesi, particolarmente facile da proporre, dopo che si è saputo com’è andata.

    Il professore però continua, elencandoci i disastri della guerra: massacro dei militari ucraini, della popolazione civile, distruzione di edifici privati e infrastrutture. Tutto vero, ma mi sembra che questo succeda in ogni guerra. Orsini ulteriormente afferma che alla fine, l’Ucraina non ha nessuna possibilità di vincere, facendo interessanti considerazioni sulla strategia dei generali russi, che noi non stiamo comprendendo.  Vanno piano, non perché hanno grandi difficoltà, ma per accorti piani militari. Forse è vero, ma è un’altra ipotesi, ma si potrebbe comunque osservare che c’è modo e modo di perdere e che la resistenza ucraina potrebbe indurre il nemico a più miti consigli e conducendo a trattative meno disastrose della sconfitta. Ovviamente, anche questa è solo un’ipotesi. Invece, che l’arrivo dell’inverno sia un disastro soprattutto per gli ucraini, molto più che per i russi, appare un’opinione strana: gli ucraini giocano in casa, mentre i russi devono assicurare la logistica alle loro truppe, lontane dal loro paese. Ancora un’ipotesi, che però la conduttrice del programma non commenta ne approfondisce.

    Ad onor del vero però si deve sottolineare che il professore proclama varie volte di essere dalla parte dell’Ucraina, e riafferma che quella della Russia è stata senz’altro un’aggressione. Spera certamente di non essere più accusato di essere un amico di Putin.

    Bianca Berlinguer  by Kaspo under CC BY-SA 2.0.

    Il problema è che nel suo ragionamento rimangono troppi puntini, troppe evidenti carenze, che Bianca Berlinguer non sa o non vuole evidenziare. Quello che capisco io, e che molti hanno percepito, è una critica al comportamento dei paesi occidentali. Andrebbe benissimo, se il professore ci dicesse anche cosa si sarebbe dovuto fare. Non prevedere l’aggressione di Putin è stato un errore: d’accordo. Ma una volta che l’aggressione è avvenuta, l’occidente aveva soltanto due scelte. Lasciare che Putin occupasse l’intera Ucraina, oppure reagire in qualche modo possibile. E siccome molti erano spaventati di una possibile guerra nucleare, l’occidente ha risposto soltanto come poteva, inviando armi, adottando sanzioni e assistendo la popolazione colpita. Quindi l’analisi di Orsini è monca, ma soprattutto la conduttrice si guarda bene dal chiedergli cosa pensa sul come l’occidente si sarebbe dovuto comportare. Va benissimo che il professore non sappia tutto, e che non possa prevedere tutto, come del resto molti altri, fra i quali i grandi leader politici e rinomati esperti. Ho molto apprezzato che non abbia suggerito ipocrite trattative di pace con un feroce aggressore.

    Però questo tipo di interviste-monologo creano ulteriore confusione, spingendo alla fine molti ascoltatori a considerare soltanto i disastri della guerra, e le sue conseguenze nel nostro paese, che ovviamente, tutti subiremo. Manca però almeno il tentativo di riflettere sulla domanda fondamentale, forse la più fastidiosa e la meno attraente in una trasmissione tv.

    Avremmo dovuto lasciare Putin libero di compiere impunemente la sua aggressione?

    Potrebbe apparire un utile cinismo. Ma quando si segue una simile strategia, non si incoraggerebbero lui ed altri tiranni a fare lo stesso? Dopo l’Ucraina, Putin avrebbe potuto pensare ai paesi baltici.

    Cara Berlinguer continua pure a ospitare Orsini, ma ti prego, fagli le domande giuste.

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Alessandro Orsini Bianca Berlinguer Carta Bianca dibattiti e trasmissioni TV massacro dei militari ucraini
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    Alessandro Erasmo Costa

    Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

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