Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    18 Aprile 2026 - sabato
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Inchiesta Europa»Ue: la ‘Uvdl 2’ è nata, una svolta al centro, tra Draghi e Fitto, Ucraina e migranti primi test
    Inchiesta Europa

    Ue: la ‘Uvdl 2’ è nata, una svolta al centro, tra Draghi e Fitto, Ucraina e migranti primi test

    Giampiero GramagliaDi Giampiero GramagliaSettembre 20, 20241 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    “Da regina a imperatrice”: questa, per Politico, l’evoluzione di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea presenta al Parlamento europeo la sua nuova squadra: lei ne emerge come ‘donna forte’ in un insieme di collaboratori che ha meno spessore di quello precedente, fatto di suoi fedelissimi e di neofiti, il profilo di alcuni dei quali non è particolarmente impressionante.
    La ‘Uvdl 2’, meno zeppa di ex premier ed ex ministri della ‘Uvdl 1’, saprà gestire i dossier decisivi ma divisivi del prossimo quinquennio? La democrazia minata da democrature illiberali, i migranti, la sicurezza in un tempo di guerre, il cambiamento climatico? E saprà reggere il timone dell’Unione mentre i Paesi guida, la Francia e la Germania, vivono una crisi politica e altri Paesi fondatori, l’Italia e l’Olanda, conoscono sbandamenti sovranisti?

    I primi test: Ucraina e migranti
    I primi test sono già arrivati, sull’Ucraina e i migranti. Giovedì 19 settembre, il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza (425 sì, 131 no, 63 astensioni) una risoluzione non vincolante, in cui afferma che l’Ucraina deve essere in grado di colpire obiettivi militari legittimi in Russia e che, quindi, le attuali restrizioni all’uso dei sistemi d’arma occidentali vanno abolite. Fin quando restano in vigore, “l’Ucraina non può esercitare pienamente il suo diritto all’autodifesa e rimane esposta ad attacchi contro la popolazione e le infrastrutture”.
    Il voto crea divisioni nei gruppi parlamentari e nelle delegazioni nazionali. Gli eurodeputati italiani sono per lo più contrari alla risoluzione, con qualche distinguo nel Pd e in FI. L’Italia, del resto, come altri Paesi, è contraria all’utilizzo delle armi occidentali in territorio russo. I governi dovranno ora cercare, nel Consiglio dei Ministri dell’Ue e poi in dialogo con gli Usa alla Nato, un punto d’incontro.
    La risoluzione chiede il rispetto degli impegni assunti dai 27 con l’Ucraina in materia di armamenti e munizioni e di “mantenere ed estendere la politica di sanzioni contro la Russia, la Bielorussia e Paesi e entità non appartenenti all’Ue che forniscono alla Russia tecnologie militari e a doppio uso”, fra cui l’Iran e la Corea del Nord. E la pace? Qui siamo al minimo sindacale: c’è l’invito ai governi “a lavorare per ottenere il più ampio sostegno internazionale possibile all’Ucraina e per individuare una soluzione pacifica al conflitto”.

    Fronte migranti, i recenti passi della Germania, che ha sospeso Schengen, e dell’Olanda, che vuole potersi sganciare dal Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, rendono ancora più difficile la definizione d’una linea europea. Il leader xenofobo olandese Geert Wilders prospetta una “mini-Nexit”, nonostante le remore di Bruxelles sulla richiesta dell’Aia.

    ‘Uvdl 2’ e gli errori di parallasse Draghi e Fitto
    Leggere gli esordi della ‘UvdL 2’ in ottica italiana espone a due errori di parallasse, che per sintesi chiameremo Draghi e Fitto. Il primo errore consiste nel sovrastimare l’impatto del grosso rapporto sulla competitività presentato dall’ex premier italiano, ed ex presidente della Banca centrale europea, oltre che ex governatore di BankItalia, Mario Draghi. In Italia, se ne parla molto; altrove, molto meno.
    La validità del rapporto non è in discussione: l’analisi è precisa, le ricette radicali e coraggiose. Ma il rischio di documenti del genere è di finire in un cassetto e di restarci, come è appena capitato all’altro rapporto di un ex premier italiano, Enrico Letta, sul completamento del mercato unico: presentato prima dell’estate, attende che il nuovo commissario al mercato interno lo legga, se vorrà farlo.
    Intendiamoci! La sorte del rapporto di Draghi non è segnata: se dentro c’è qualcosa di funzionale alle priorità di von der Leyen o ai disegni di uno o più governi di peso, allora qualche input potrà essere raccolto. Anche se contro l’idea di mettere in comune il debito per stimolare la competitività dell’Europa ‘frugali’ e sovranisti hanno già alzato le barricate.
    Per il Parlamento europeo, il rapporto è la base per la nuova legislatura, ma il nodo è quel che ne dirà il Consiglio dei Ministri dell’Ue: popolari, socialisti, liberali e verdi esprimono apprezzamento; a popolari e conservatori piacciono, soprattutto, le misure a sostegno delle imprese.
    Una trappola può essere il fatto che il documento di Draghi, accanto a considerazioni valide e condivisibili, si presta a una lettura ‘negazionista’ del problema del cambiamento climatico. L’ha già fatta la premier italiana Giorgia Meloni: parlando alla Confindustria, promette di rivedere “il disastroso” Green Deal europeo, basato su “un approccio ideologico” e che rischia “di portare alla deindustrializzazione”. Nelle stesse ore, parlando a Long Island, Donald Trump faceva credere al suo uditorio di inutili idioti che il pianeta si sta raffreddando e che tutta ‘sta storia del riscaldamento globale è una fanfaluca.

    Il secondo errore sta nel credere al racconto governativo del ruolo attribuito al commissario italiano Raffaele Fitto, cui spetta una delle sei vice-presidenze – l’Italia ne ha sempre avuta una, tranne che nell’ultimo esecutivo, dove però aveva il portafoglio più pesante, l’economia. Di concreto, Fitto ha ben poco in mano, a parte la gestione del Recovery Fund, che in italiano si scrive Pnrr e che è materia essenzialmente italiana, essendone l’Italia di gran lunga la maggiore beneficiaria.
    Pur avendo come vice-presidente il coordinamento della coesione e delle riforme, Fitto dovrà sempre coordinarsi coi commissari competenti sulle singole materie – quello dell’economia è un osso duro, il lituano Valdis Dombrovskis –, che non riferiranno a lui, ma direttamente a UvdL. La presidente ha certamente tenuto conto delle riserve di socialisti, liberali e verdi sull’assegnare un potere eccessivo all’esponente di un partito fuori dalla maggioranza europeista.
    L’esultanza governativa per le sue deleghe appare, dunque, eccessiva. Nell’opposizione, c’è chi dubita delle credenziali europeiste del neo vice-presidente e chi come Alessia Morani scrive argutamente sui social: “Assistiamo al paradosso di un commissario alla coesione che in Italia sostiene lo spezzatino istituzionale dell’autonomia differenziata. Surreale!”.

    ‘UvdL 2’: cifre e volti della nuova Commissione
    Lasciamo in un canto screzi e ritardi che hanno segnato l’allestimento della nuova Commissione: lo slittamento d’una settimana della presentazione al Parlamento europeo è una quisquiglia; le beghe slovene per la sostituzione di un commissario in corsa pure; i lai di UvdL perché le donne sono meno di quante lei auspicava anche. E i tira e molla con l’Italia per le deleghe a Fitto ricalcano quelle con molti altri Paesi.
    L’unico fatto saliente, che mostra che von der Leyen vuole gestire questa sua seconda Commissione da ‘padre padrone’, è la fulminea conclusione della ‘querelle’ con Thierry Breton, che esce di scena dall’alba al mattino e lascia il posto all’ex ministro degli Esteri francese Stéphane Sejourné, per cui il presidente Emmanuel Macron ottiene, senza colpo ferire, le attribuzioni desiderate, industria e tecnologia.
    Politicamente, la composizione dell’Esecutivo conferma la svolta al centro delle istituzioni europee, con il Ppe che, oltre alle presidenze di Commissione e Parlamento, ha pure 14 commissari su 27. Ci sono cinque liberali, quattro socialisti e quattro membri di partiti fuori dalla maggioranza europeista dell’Assemblea Ue, l’ungherese, il ceco, lo slovacco e l’italiano.
    Undici donne e sedici uomini, nuovi portafogli come la delega per il Mediterraneo e quella, un po’ vuota per ora, per la Difesa. “Ogni membro è uguale agli altri”, ricorda von der Leyen. Ma, come nella fattoria di Orwell, qualcuno è più uguale degli altri: balza agli occhi il peso della spagnola Teresa Ribera, socialista, primo vice-presidente, che ha ambiente e concorrenza, materia in cui Bruxelles ha un potere enorme. Molto forte il trio baltico, con Kaja Kallas, ex premier estone, liberale, a capo della diplomazia europea, vice-presidente e presidente del Consiglio dei Ministri degli Esteri, il lettone Dombrovskis, Ppe, all’Economia e il lituano Andrius Kubilius, pure Ppe, alla difesa.
    Adesso, i commissari designati devono affrontare l’esame del Parlamento. Secondo Politico, alcuni di essi rischiano la bocciatura, ma fra i più esposti non vi sarebbe Fitto: nel dargli le deleghe, UvdL ha già tenuto conto dei malumori di socialisti, liberali e verdi per un suo ruolo eccessivo. I cinque più a rischio di essere impallinati sarebbero l’ungherese, per avversione generalizzata al premier Viktor Orban, e il maltese, per povertà di curriculum, oltre che, per scandali pregressi, la belga, che pure è un ministro degli Esteri, la bulgara e la slovena.

    Mario Draghi UE Ursula von der Leyen
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Giampiero Gramaglia

    Articoli correlati

    La fine dell’illusione e la via obbligata dell’Europa: farsi temere e restare un modello

    Marzo 19, 2026

    Assenza UE e distacco USA, le toppe di Meloni evidenziano il buco

    Febbraio 19, 2026

    Lo strabismo europeo di Draghi

    Febbraio 19, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026152

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 202652

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202648
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202648

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?